Chiesa San Vincenzo Ferreri

Il giornalino del Cenacolo Eucaristico  Ottobre 2010 - 2

 

 

L’Eucarestia nel cammino comunitario

Ogni volta che il sacrificio della Croce viene celebrato sull’altare,si effettua l’opera della nostra redenzione. E insieme col sacramento del pane eucaristico viene rappresentata e prodotta l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo Corpo in Cristo (cf.1Cor 10, 17)” (Lumen Gentium, 3). “Nella SS.Eucarestia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo,nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo, e vivificante, dà vita agli uomini, i quali sono in tal modo invitati e indotti

ad offrire insieme a lui se stessi, le proprie

fatiche e tutte le cose create” Presbyterorum       Ordinis,    5 ).     Apro questa riflessione

riportando due perle del Concilio Ecumenico Vaticano  II,  evento che ha segnato la Chiesa contemporanea e che ancora deve scendere

nelle profondità della vita ordinaria delle nostre comunità. La prima citazione, tratta dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa  ci  ricorda   un dato conosciuto fin dai primi secoli: l’Eucaristia   fa  la Chiesa.  Noi  partecipando all’Eucaristia diventiamo un solo corpo in Cristo. Questo viene realizzato in noi dalla grazia e  non  è  il  frutto dei  nostri accordi e dei nostri sforzi per essere uniti e non dividerci. La seconda citazione, tratta dal documento sul mini- stero dei Presbiteri, sintetizza il senso profondo dell’Eucaristia che si rinnova lungo il nostro cammino terreno: il mistero che celebriamo nella Messa racchiude tutto il bene spirituale e ci rende capaci, unendoci a Cristo,di fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre per la vita degli uomini e del mondo. Quando rifletto sull’Eucaristia nella vita concreta della comunità parrocchiale, mi ritorna in mente l’episodio dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), questi due viandanti che si allontanano da Gerusalemme e vengono ritrovati dal Risorto e condotti alla mensa eucaristica.

Il cammino dei discepoli è in direzione opposta rispetto a Gerusalemme (cf.v.13). Questo anche noi lo riviviamo all’inizio della Messa che inizia con l’Atto penitenziale: la comunione inizia dall’umile riconoscimento dei propri limiti, dal perdono dato e ricevuto. Apprezzare i doni degli altri è l’inizio del rito eucaristico!

L’affiancarsi da parte di Gesù, che si mette al passo con i discepoli (cf.vv 17 e 19) e li ascolta. La comunione non è opera umana, ma richiede l’accostarsi da  parte del Signore. La comunione è essenzialmente dono ricevuto e la  Chiesa è

 

 

 

 

 

 

 

 

popolo di convocati e  (chiamati insieme) per formare la famiglia di Dio.

La spiegazione della Parola da parte di Gesù, che percorre tutte le Scritture, offrendone la chiave di lettura che è la convergenza  su Cristo (“ciò che si riferiva a lui:v.27).  Nell’ascolto della Parola, durante la  liturgia eucaristica, comprendiamo che le ragioni profonde della comunione non provengono dalla sapienza umana e dai calcoli “logici”, ma dalla Parola di Dio che culmina nel mistero di Cristo.

                                                La preghiera di restare   (cf.v.29).    Da

                                                parte dei discepoli, poiché stanno scenden  

                                                do le tenebre   (cf.v.31).   La   comunione

                                                vive dell’accoglienza  e  del  dono  di  sé:

                                                accoglienza  del  Signore e del forestiero.

                                                Il pane e il vino si caricano del “sacrificio

                                                spirituale” dei fedeli. L’Apostolo Paolo in

                                                Rom 12,1-2 afferma:   “Vi esorto dunque, 

                                                fratelli, per la misericordia di Dio, a offri-

                                                re i vostri corpi come un sacrificio viven-

                                                te, santo,gradito a Dio, come vostro culto

                                                spirituale”.

                                                Lo spezzare il pane  (cf.v.30):   che apre

                                                gli occhi ai discepoli e permette il ricono-

                                                scimento (cf.v.31).   La comunione eccle-

                                                siale è resa possibile dal sacrificio di 

                                                Cristo. Nella consacrazione di nuovo

                                                Gesù ripete:”Questo è il mio corpo e il

                                                mio sangue dato per tutti”, che rende noi

                                                una cosa sola con Lui e con tutti i nostri fratelli, anche con quanti ancora non sono nell’Assemblea.

Il ritorno a Gerusalemme e la testimonianza agli altri di quanto i due hanno visto (cf.v.33-35). La partecipazione alla mensa mette in comunione con tutti i battezzati del mondo (cattolicità “orizzonta -le”) e con tutti i discepoli di Gesù dai Dodici ad oggi (cattolicità “verticale” o “apostolicità”). L’Eucaristia “reale” inizia quando termina quella “rituale”: il passaggio alla vita è misurato dalla carità. Il cristiano nutrito dal Pane della vita è sospinto in mezzo agli altri per essere sale, luce e lievito.

L’Eucaristia è fermento di vita nuova che, oltrepassando le porte del tempio, si sporge nella vita  quotidiana attraverso il cammino dei discepoli.

 

 

 

                              Don Sebastiano Raciti

                                Parrocchia “S.Paolo Apostolo”