Il giornalino del Cenacolo Eucaristico    Aprile 2014

Chiesa San Vincenzo Ferreri

“Eccomi, manda me!”

La proposta dell’Adorazione perpetua: dalla diocesi di Ragusa a quella di Acireale

Lo scorso 20-21-22 marzo, presso la Chiesa di San Vincenzo Ferrer in Acireale, ha avuto luogo il Triduo Eucaristico tenuto da don Gianni Mezzasalma, inviato da mons. Paolo Urso, vescovo di Ragusa, per divulgare la proposta dell’Adorazione perpetua.

Adorare è ascoltare, accogliere la Parola incarnata, il Cristo, come unico nostro Maestro. E’  guardarsi con gli occhi del cuore, per conoscere e sperimentare l’amore vero; adorare è credere e mettere  Cristo al centro della nostra vita, è rispondere senza indugio e generosamente ad una chiamata.

Così don Gianni, coadiuvato dalla vivida testimonianza di due volontari della Diocesi di Ragusa, Guido e Gina, membri della Comunità “Eccomi, manda me!”, che ormai da tanti anni porta validamente avanti, tra i suoi carismi, la missione dell’Adorazione perpetua, ha incoraggiato anche la Diocesi acese a farsi evangelizzatrice di tale preziosa opportunità.

Due sono i presupposti fondamentali per accogliere e realizzare tale proposta: una salda motivazione e un metodo adeguato.

Perché l’Adorazione  Eucaristica?

Papa Benedetto XVI, più volte ricordato da don Gianni, nell’omelia tenuta a Colonia nel 2005, ha spiegato che il significato di Adorazione come una proskynesis, “il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire”, e come adoratio “contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore”.

 La presenza dell’adorante dinanzi alla Parola di Dio, al Mistero, lo trasforma.  Ciò è mirabilmente espresso nel libro dell’Esodo: “quando Mosè  scese dal monte Sinai con le due Tavole della Testimonianza nelle mani, non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con Yahweh. Ma Aronne e tutti gli israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui” (Es 34,29-30).

Quando l’uomo si pone a confronto con la Parola nasce l’esperienza di colui che riconosce la propria povertà, la propria fragilità e quindi l’impegno a riprendere il cammino su vie di salvezza; così, quando guardiamo all’Eucaristia in un atteggiamento di adorazione, di profonda riverenza e amore accade qualcosa in noi di molto simile a quanto accadde ai discepoli di Emmaus, sostiene don Gianni.

Il pomeriggio della domenica di Pasqua, quando il Signore si fece loro incontro, domandò perché fossero così tristi. Trascorse alcune ore alla Sua presenza e ascoltando di nuovo il segreto della spiritualità- “il Figlio dell’Uomo deve soffrire per entrare nella Sua gloria”- finito il tempo di stare con Lui, i loro “cuori

 

ardevano”. L’ Adorazione Eucaristica è quindi un incontro profondamente personale e, in qualche misura, comunitario con il Signore. Perché, ancora, la proposta di una Adorazione perpetua? Adorazione è stare dinanzi a Dio onnipotente in un’atteggiamento di silenzio, potente espressione di fede: “parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,10).

E la notte è certamente il momento del silenzio per eccellenza. Il silenzio della preghiera permette di cogliere il Mistero di Dio dentro la vita, di avvertire il senso di tutto ciò che siamo e che facciamo. A Elia sconfortato e deluso, il silenzio dell’Oreb offre la possibilità di sapere che Dio è con lui e che non lo ha mai abbandonato.

E’ lì, nel silenzio dell’ascolto, che nasce l’intimità; nel silenzio la Parola può risuonare in tutta la sua forza: è importante nutrire la nostra Adorazione, ci rammenta don Gianni, con il continuo apporto alle Sacre Scritture. “Quando siamo davanti al SS.mo Sacramento, invece di guardarci attorno, chiudiamo gli occhi e la bocca; apriamo il cuore; il nostro buon Dio aprirà il suo; noi andremo a Lui. Egli verrà a noi, l’uno chiede, l’altro riceve; sarà come un respiro che passa dall’uno all’altro”, queste erano le parole con le quali il curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney, cercava di spiegare l’Adorazione. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (n.262), più volte citata da don Gianni, ci ricorda che “occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà e il fervore si spegne”. Perciò la chiesa, ogni chiesa, almeno una in ogni diocesi, dovrebbe tenere aperte, spalancate le proprie porte, ad immagine di quelle del Cielo (Ap. 4,1), all’Adorazione perpetua, questo l’invito di don Gianni, perché ogni uomo possa trovarvi pace, silenzio, vigore e nutrimento, per farsi annuncio di salvezza per l’intera comunità… alla preghiera, all’impegno e alla determinazione di ogni uomo di buona volontà e trovare, nel rispetto dell’equilibrio di ogni comunità, il giusto metodo, organizzazione di tempi e turni, di attualizzazione di un così vitale quanto imprescindibile progetto, perché innumerevoli giungano proposte concrete e disponibilità alla piccola chiesetta di San Vincenzo Ferrer, già luogo di Adorazione continuata diurna: “Eccomi, manda me!”.

                                                          Barbara Sorace

 

 

 

 

                

 Impariamo a digiunare

 

Fa’digiunare il nostro cuore:

che sappia rinunciare a tutto quello che l’allontana

dal tuo amore, Signore, e che si unisca a te

più esclusivamente e più sinceramente.

 

Fa’ digiunare il nostro orgoglio,

tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni,

rendendoci più umili e infondendo in noi

come unica ambizione, quella di servirti.

 

Fa’ digiunare le nostre passioni,

la nostra fame di piacere,

la nostra sete di ricchezza,

il possesso avido e l’azione violenta;

che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto.

 

Fa’ digiunare il nostro io,

troppo centrato su sé stesso, egoista indurito,

che vuol trarre solo il suo vantaggio:

che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi.

 

Fa’ digiunare la nostra lingua,

spesso troppo agitata, troppo rapida nelle sue repliche,

severa nei giudizi, offensiva o sprezzante:

fa’ che esprima solo stima e bontà.

 

Che il digiuno dell’anima,

con tutti i nostri sforzi per migliorarci,

possa salire verso di te come offerta gradita,

meritarci una gioia più pura, più profonda.

 

 

 Jean Galot

 

 

 

Oh! , meravigliosa degnazione della tua misericordia verso di noi, che tu, Signore Dio, creatore e vivificatore di tutti gli spiriti celesti, ti abbassi a venire in questa anima poveretta, saziando la sua fame con la tua divinità e insieme con la tua umanità.

Felice quello spirito, beata quell’anima che merita di ricevere devotamente te, Signore e Dio, colmandosi in tal modo di gioia interiore. Quale grande signore essa accoglie; quale amato ospite, qual piacevole compagno riceve; quale fedele amico accetta; quale nobile e bello sposo essa abbraccia, degno di amore più di ogni persona cara e di ogni cosa che si possa desiderare.

Tacciano dinanzi a te, o dolcissimo mio diletto, il cielo e la terra con tutte le loro bellezze; giacchè dalla degnazione della tua munificenza cielo e terra ricevono quanto hanno di grande e di nobile, pur non arrivando essi alla grandezza del tuo nome, “immenso nella sua sapienza” (Sal 146,5)

 

 

 

O Anima… và dillo a Gesù!

 

Se il mesto tuo cuore  in mezzo alla prova,

fra pene e dolori, la pace non trova,

se priva è d’incanti tua vita quaggiù,

non piangere tanto, và… dillo a Gesù!

 

Se vedi svanire le gioie terrene,

se invano fuggire tu tenti le pene,

se il tuo più bel fiore appassisce quaggiù.

Và povera anima, và… dillo a Gesù!

 

Se forti legami tu devi spezzare,

se quelli che più ami tu devi lasciare,

se misera e sola non trovi quaggiù,

chi pianga il tuo duolo. Và… dillo a Gesù!

 

Và dillo al Signore, a Lui che perdona,

che legge nel cuore, che pace ridona.

E tutto comprende perché ebbe quaggiù,

le pene più atroci...và...dillo a Gesù!

 

Se hai duoli ed affanni che niuno comprende,

oppur disinganni e pene tremende,

nascondi il tuo duolo a tutti quaggiù.

Và, dillo a Lui solo. Và...dillo a Gesù!

 

I giorni d’angoscia e le ore serene,

i dubbi del cuore, i gaudii del bene,

i torti patiti sovente quaggiù,

le gioie e i dolori. Dì … di tutto a Gesù!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Rettore e il Cenacolo Eucaristico

 augurano a tutti

Buona e Santa Pasqua

I MIRACOLI EUCARISTICI

Cenacolo Eucaristico

 

I nostri orari:

 

        Tutti i giorni feriali

 

Ore   8,30     S. Messa

 

Ore   9,00 - 19,00 Adorazione Eucaristica

 

Ore  11,45    S. Rosario  Eucaristico

 

Ore  16,00   Celebrazione dei Vespri e preghiera   

                    vocazionale     (orario legale 17,00)

 

Ore  18,30   Santo Rosario      (orario legale 19,30)

  

       Ogni primo giovedì del mese

 

Ore  23,00 - 24,00   Adorazione riparatrice

 

       Ogni secondo venerdì del mese

 

Ore16,30 - 18,00 Incontro gruppo di preghiera P.Pio

 

       Secondo e quarto sabato del mese

 

Ore  17,30   Anime Consolatrici   (orario legale 18,30)

 

               Gruppo giovani sabato

 

Ore   21,00  Adorazione  Eucaristica           

____________________________________________________Comunicazione  -  invito

 

Il Cenacolo Eucaristico invita tutti coloro che volessero offrire la propria disponibilità di un turno di Adorazione Eucaristica di un’ora settimanale, sia diurna che notturna, a presentarsi nella chiesa di S.Vincenzo Ferreri, in via Currò, Acireale e dichiarare il turno di adorazione scelto al Rettore P.Vincenzo Castiglione oppure al Prof. Orazio D’Anna. Grazie per la collaborazione.

 

Su internet: www.sanvincenzoferreriacireale.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Se volete scriverci ecco l’indirizzo:

Cenacolo Eucaristico c/o Chiesa S. Vincenzo Ferreri Via Currò  -  95024 Acireale  

 

 

 

 

 

I miracoli di San Vincenzo Ferrer

San Vincenzo Ferrer (1350 – 1419), santo spagnolo canonizzato nel 1458. Compiva tanti di quei miracoli che, per ordine del priore, Vincenzo cominciò a “con -tenersi“. Un giorno passò da una via e vide un uomo che cadeva da una alta impalcatura… subito intercedet te per lui e  l’uomo fu fermato per aria…ma Vincen zo sapeva di non poter compiere miracoli così lo lasciò lì sospeso e con profonda umiltà andò a chiedere al Priore di poter intercedere   affinché l’uomo fosse  completamente salvo. Giunto sul luogo,il priore incre- dulo, riconobbe la Santità di Vincenzo e gli consentì di salvare l’uomo.

Una volta, si recò da San Vincenzo Ferrer una donna che si lamentava del marito sempre così irascibile e di malumore da rendere in sopportabile la convivenza. Chiese a Vincenzo un consiglio  per riportare la pace in famiglia. “Va’ al  convento”, disse il santo, “e di’ al guardiano di darti un poco dell’acqua della fontana. Quando tuo marito tornerà a casa, prendine un sorso, però non inghiottirla, tienila in bocca e vedrai che miracoli farà!””. La donna fece come il santo le aveva detto. La sera, quando il marito tornò a casa, nervoso come al solito, la donna prese un sorso di quella acqua miracolosa e serrò le labbra. E veramente accadde il miracolo: dopo pochi minuti il marito si azzittì e, così, la tempesta in famiglia passò. Anche nei giorni succes sivi, la donna ricorse a questo rimedio e tutte le volte l’acqua provocò lo stesso effetto miracoloso. Il marito non era più di malumore, anzi, era tornato come una volta: le mormorava parole tenere e affettuose e la lodava per la sua pazienza e la sua dolcezza. La donna era così felice di questo cambiamento del marito che corse dal santo per riferirgli del mira colo operato da quell’acqua speciale. “Non è stata l’acqua della fonta na a provocare questo miracolo”, disse san Vincenzo Ferrer sorridendo, “ma soltanto il tuo silenzio. Prima le tue continue obiezioni facevano infuriare tuo marito; il tuo silenzio, invece, lo ha reso di nuovo tenero e affettuoso”. Ancora oggi in Spagna esiste il modo di dire: “Bevi l’acqua di san Vincenzo”.

Nella prima metà del XIX secolo una epidemia di colera colpì Napoli; il popolo della città ed in partico lare il popolo del rione Sanità, chiese l’intercessione di S. Vincenzo Ferrer. La grazia fu accordata, l’epidemia cessò e dalla Basilica di S. Maria della Sanità, in rin- graziamento al santo, partì una solenne processione con la sua statua che percorse l’intero rione. Da allora S. Vincenzo Ferrer fu annoverato fra i compatroni della città di Napoli e, poco dopo, un busto in argento fu collocato nella cappella del Tesoro di S. Gennaro nel Duomo di Napoli come ex voto da parte della città.   S.Vincenzo Ferrer viene raffigurato col braccio alzato e col dito indice rivolto al cielo come a ricordarci che UNA è la fonte di Vita e di Amore e che tutte le grazie elargite provengano dal Signore e non da lui.