Il giornalino del Cenacolo Eucaristico  Luglio - Agosto 2011

Chiesa San Vincenzo Ferreri

Casella di testo:                  Cenacolo Eucaristico
  Chiesa San Vincenzo Ferreri  -  Acireale

 Venite     Adoriamo         



                                       
                                                                                                              2  L A 
Eucarestia e accoglienza

Nell’esperienza della fede l’incontro eucaristico viene consegnato da Gesù alla chiesa come centro del mistero dell’amore di Dio per l’uomo. Attraverso l’incontro eucaristico gli apostoli e le prime comunità cristiane fanno esperienza della Resurrezione del Cristo e fanno esperienza del fatto che la vita stessa, nell’incontro con Cristo attraverso i fratelli, è una continua resurrezione.

Quel che rileva dai Vangeli, inoltre, è che l’Eucaristia, - cioè il ringraziamento celebrato all’interno della Cena, in cui si rinnova l’esperienza del Pane spezzato, come memoriale del sacrificio del Cristo e del suo Corpo consegnato come supremo atto di amore per l’umanità-, l’Eucaristia, dicevo, è realtà che si manifesta dentro la realizzazione di incontri: l’incontro di Gesù con gli apostoli nella sala dell’ultima cena (Lc 22,7-13), l’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), l’incontro di Gesù con gli apostoli sulla riva del lago (Gv 21,1-14), ecc… Anzi, addirittura, prima ancora della parola “Eucaristia”, le comunità cristiane inseriscono la celebrazione del “Pane spezzato” in momenti in cui elemento imprescindibile era l’incontro della comunità: “Erano assidui…nell’unione fraterna, nella frazione del pane…Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa…” (At 2,42-47). Quel che sarà chiamata poi in seguito Eucaristia, quindi, nasce dentro l’elemento caratterizzante dell’incontro, che sostiene ogni ulteriore esperienza celebrativa dell’incontro con il Risorto: l’incontro, non come semplice stare insieme, ma come profonda comunione di corpo e di spirito. Già l’Antico Testamento ci mette nelle condizioni di caratterizzare l’amore di Dio per il suo popolo come esperienza di incontro: l’esperienza di Abramo (Gn 12,1-6), di Mosè (Es 3,1-12), della donna amata di Osea (2,16.17b-22), ecc…, esperienza che coinvolge la storia, la mente e lo spirito di ogni interlocutore, esperienza che emoziona e che orienta verso un impegno di solidarietà e di liberazione (“Abram prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistato in Carrai e tutte le persone che lì si erano procurate…”); “Prendi con te e lascia…”; “Ho osservato la miseria del mio popolo…Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto…Fa uscire dall’Egitto il mio popolo…”; “Ecco, …io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore…Là mi risponderà…”).

Dietro la caratterizzazione dell’incontro, come luogo della manifestazione di Dio, ci sta chiaramente una condizione essenziale di accoglienza, cioè di capacità di riconoscere dentro l’incontro la verità che in quell’incontro si presenta a me. Accogliere è riconoscere il mistero dell’altro e nel mistero dell’altro riconoscere il mistero della creazione e dell’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio.

L’Eucaristia, quindi, all’interno dell’esperienza dell’incontro, si realizza nella capacità di accogliere, in una dimensione di profondo ascolto, ogni relazione dentro cui riconosco il mistero del dono che Cristo fa a me del suo Corpo e del suo Sangue, per una continua esperienza eucaristica da realizzare nella vita.

Ogni “altro” e “tutto l’altro” è così eucaristico, vivendo l’incontro come accoglienza del mistero che in esso si svela. Il binomio “Eucaristia e accoglienza” si può, quindi, riscrivere in “Eucaristia è Accoglienza”.

 

                                                                                                                                         P.Marcello Pulvirenti

                                                                                                                                         Parroco S.Maria Ammalati

O sole Eucaristico!  La Tua luce si irradi sino ai confini della terra e

teneramente  avvolga  in  un  manto di  cielo  l’ umanità tutta: fragile e impaurita come un bimbo nel buio.   

Care Lettrici, Cari Lettori,

Luglio – Agosto. Sono questi i mesi dell’estate e, per chi può, i mesi delle ferie e delle vacanze. Comunque in questo periodo, pur breve, si vive molto tempo fuori casa, all’aperto, in montagna, al mare, in campagna. Come possiamo mettere d’accordo spiritualità e vacanze, sete di Dio e l’assordante frastuono di voci, di canti sovente scomposti, di strumenti a tutto volume?

“Vacanza”, non sarà anche per noi sinonimo di superficialità, di trascuratezza,  Dio  non voglia di disordine  morale

e spirituale? Speriamo di no. Certa

mente ci si può riposare e divertire

senza  cadere   in   basso  e  senza

vivere  “fuori  di  noi”: questo  non

sarebbe riposo, non sarebbe vacan

za, non sarebbe divertimento, ma..

Allora,   come   fare?   La   Chiesa,

maestra   di  vita,  ci  può   aiutare

come sempre, mediante la ricchez

za spirituale della sua Liturgia.  In

questi due  mesi,  ad  esempio, ci

sono proposte tre ricorrenze  ma-

riane: La memoria della B. V.  del

Carmelo il 16 luglio; la   solennità delll’Assunta il 15 agosto; la memoria della B.V. Regina, il 22 agosto.

La presenza materna e sublime di Maria, ci suggerisce un primo atteggiamento di cui lei è modello: la contemplazione. Ella, la vergine orante, con il suo esempio ci invita a guardare tutto ciò che ci circonda nella luce e nella fede, fede in Dio Padre e Creatore. Mediante questo sguardo di fede e di amore, tutto diventa segno della divina Presenza. Durante questi due mesi, quante opportunità abbiamo da ammirare, di godere della bellezza e grandezza del creato! Proprio come Gesù che contemplava e additava ai suoi ascoltatori i gigli del campo, gli uccelli dell’aria, il vento impetuoso, le onde del lago in tempesta, i bambini intenti ai loro giochi, il contadino che semina, la donna che mette il lievito nella pasta, ecc… In questo sguardo contemplativo di Gesù come non scorgere l’educazione ricevuta dalla madre? Da chi ha preso tanta sensibilità se non da una donna, la donna più pura e più santa della terra? Non potremmo educarci anche noi, come Francesco d’Assisi e Chiara, a contemplare quanto Dio nel   suo amore ha

posto   sotto  i  nostri sguardi?    Del resto, 

 

solo così la nostra mente e il nostro cuore si sentono appagati.

Questa contemplazione, fonte di profonda gioia spirituale, è possibile a tutti, ma ad una condizione: fare silenzio!

La Vergine del Carmelo ci attira in silenzio contemplativo! Non possiamo scorgere nella bellezza e nella grandezza del creato Dio-Amore senza rientrare in noi stessi, nel silenzio del cuore.

Maria Assunta in cielo ci attira alla  

                 contemplazione   della    sua

                 Gloria,   la   nostra     Gloria,

                 ma…  nel     silenzio!

                 E’ Possibile  tutto questo

                 anche  d’estate?   Anche  in   

                 vacanza?   Certo!

                 Meditiamo questa    sublime 

                 testimonianza  resa  da   un 

                 celebre convertito: ”l’abbrac                      

                 cio  del silenzio! Ero  entrato  

                 in una solitudine,  una   vera 

                 fortezza:    tutt’  attorno   il               

                 silenzio mi parlava, più forte 

                 e    più      significativo     di                   

                 qualunque  voce… Come  son  potuto uscirne     per    ritornare     nel  mondo,  dopo   aver  gustato la     dolcezza e la bontà dell’amore   con il quale voi accogliete coloro che vengono da voi, anche per poco tempo, o gloriosa Madre di Dio?”

(G.Forcet “thomas Merton”, Ed:Albin MMichel, Parigi, 1990, TN)

 

 

                               P.Battista Previtali

 

 

 

 

Ave, Regina Caelorum

 

Ave, Regina dei Cieli,

ave, Signora degli angeli;

porta e radice di salvezza,

rechi nel mondo la luce.

Godi, Vergine gloriosa,

bella fra tutte le donne;

salve, o tutta santa,

prega per noi Cristo Signore.

 

 

 

Maria  - Luce di Dio

La Chiesa celebra in Maria il ritorno perfetto della luce che il peccato di Abramo aveva spento. In Maria ridiviene perfettamente limpida, arde di una fiamma pura, diritta sul candelabro mentre illumina tutta la casa di Dio, dà un senso all’esistenza di tutte le creature di Dio e mostra agli altri la via del ritorno alla luce. Non perché Maria fosse piena di luce propria, ma perché era il primo frutto della Redenzione, da questa perfettamente santificata prima ancora che fosse compiuta, per dare una più grande gloria alla forza del sacrificio di Cristo e preparare la strada all’Agnello di Dio, luce del mondo, che stava per venire, grazie al suo sì e alla sua obbedienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La liturgia applica a Maria i testi sublimi dei Libri sapienziali sulla Sapienza stessa di Dio.in Maria non c’è niente di impuro (Sap. 7,25), ella è splendore della luce eterna e specchio senza macchia. Più bella del sole, essa è più bella della stessa luce.

Come si possono dire queste cose di Maria?

Non è che una creatura, e queste espressioni si applicano alla Sapienza, increata. Ricordiamoci che la luce che brilla in Maria, la stessa che brillava in Adamo prima della caduta e che Dio voleva dare a tutti gli uomini, è proprio la luce della sapienza divina, il riflesso della sua verità, la sua stessa verità.

Nessuno ha mai portato in sé la luce di Dio in modo più completo di Maria che, nella perfezione della sua purezza e della sua umiltà, è per così dire completamente identificata alla verità, come il vetro limpido che scompare nella luce che lascia passare.

 

 

La liturgia descrive pure Maria come la donna dell’Apocalisse, vestita di sole e la luna sotto i suoi piedi, e sul capo una corona di dodici stelle (Apoc. 12.1).

Essa è piena della luce di Cristo trasfigurato; secondo le parole del Vangelo, le sue vesti sono candide come la neve e il suo viso è splendente come il sole (cfr.Mt. 17,2). E’ tutta bella, è la gloria di Gerusalemme e la letizia di Israele (Gdt. 15,10). La luce che brilla in Maria è infatti quella che brillerà in tutta la Chiesa e in tutto l’  universo ricapito-

lato in Cristo. Maria è paragonata alla Gerusalemme celeste: il Signore ci ha mostrato la celeste Gerusalemme inondata dalla luce di Dio, e la sua luce è come il cristallo e le pietre preziose” (cfr.Apoc.21)…

In Maria si realizza perfettamente il piano creatore e redentore di Dio. Per questo è per noi luce di verità e modello di vita. Per questo la sua bellezza spirituale comprende tutta la bellezza che vediamo qua e là nell’universo ma in forma incompleta. In essa si trova tutta la bellezza del mondo, trasfigurata, innalzata a un punto che supera la nostra comprensione. Tuttavia, poiché essa ha raggiunto questa perfezione sviluppando le tendenze della sua natura, che è pure la nostra, c’è fra noi e lei una certa connaturalità che ci rende sensibili al suo splendore trascendente, anche se non lo comprendiamo. Vediamo in lei una creatura umana come noi, la cui piccolezza è stata innalzata da Cristo e che con la grazia della Croce è stata salvata dal potere delle tenebre e del male.

 

                                        Thomas Merton

 

 

 

Preghiera a Maria

 

O Maria, con il tuo “Sì” generoso hai permesso a Dio di entrare nella storia dell’uomo per salvarlo.

Grazie, o Maria, per aver accettato Gesù nella tua vita; in tal modo tu l’hai fatto entrare nella nostra storia, nella nostra vita.

Insegna anche a noi a dire “Sì” al Signore che chiama in mille modi.

Fa che possa comprendere che nulla di grande, di bello e di duraturo potrà nascere nella mia vita senza i tanti piccoli “Sì” di ogni giorno.

I MIRACOLI EUCARISTICI

Cenacolo Eucaristico

 

I nostri orari:

 

        Tutti i giorni feriali

 

Ore   8,30     S. Messa

 

Ore   9-12    Adorazione Eucaristica

 

Ore  11,45    S. Rosario  Eucaristico

 

Ore  16-19   Adorazione Eucaristica

            (orario legale 17-20)

 

Ore  16,00   Celebrazione dei Vespri

                    e preghiera vocazionale

            (orario legale 17,00)

 

Ore  18,30   Santo Rosario

            (orario legale 19,30)

 

       Ogni primo giovedì del mese

 

Ore  23-24   Adorazione riparatrice

 

       Ogni secondo venerdì del mese

 

Ore16,30-18 Incontro gruppo di preghiera P.Pio

 

       Secondo e quarto sabato del mese

 

Ore  17,30   Anime Consolatrici

            (orario legale 18,30)

 

               Gruppo giovani sabato

 

 

Ore   21,00  S. Messa, a seguire Adorazione                       

                    Eucaristica           

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Su internet: www.sanvincenzoferreriacireale.it

 

Indirizzo di posta:Cenacolo Eucaristico c/o Chiesa S. Vincenzo Ferreri Via Currò  -  95024 Acireale  

 

 

Comunicazione  -  invito

Il Cenacolo Eucaristico intende prolungare l’Adorazione  Eucaristica anche nelle ore pomeridiane e precisamente dalle ore 12,00 alle ore 17,00 in modo da coprire l’intera giornata dalle 9,00 alle 20,00. Pertanto si invitano tutti coloro che volessero offrire la disponibilità di un turno di adorazione di un’ora settimanale a presentarsi nella chiesa di S.Vincenzo Ferreri, in via Currò, Acireale e dichiarare il turno di adorazione scelto al Rettore P.Vincenzo Castiglione oppure al Prof. Orazio D’Anna.  Grazie per la collaborazione.

 

 

 

 

 

                      Il miracolo di Offida

 

Offida, paesetto del  Piceno, ha un celebre Santuario dove sono conservate le Specie Eucaristiche, ricordo di un grande miracolo. Nel 1273 viveva a Lanciano, poco distante da Offida, un certo Iacopo Stazi, mulattiere irreligioso. Costui trattava brutalmente la sposa, sino a minacciarla di darle la morte.

L’infelice donna, nella speranza di far rinsavire il marito, si rivolse ad una ebrea, che esercitava l’arte del sortilegio. — Voi cambierete il cuore del marito, se gli darete a bere un bicchiere di vino che preparerò io stessa. Però ho bisogno di una Ostia Consacrata. Conviene arrostire l’Ostia, ridurla in polvere e poi mescolarla al vino. — Dapprima Ricciarella, tale era il nome della sposa del mulattiere, si rifiutò; ma riflettendo meglio, non sapendo più resistere alla malvagità del marito, si decise ad attuare il sacrilego consiglio. Andò a comunicarsi, prese l’Ostia dalla bocca e la portò all’ebrea. Ecco le due donne pronte ad arrostire la Sacra Particola. Ricciarella, in casa sua, preparò il fuoco e mise l’Ostia Consacrata sopra un tegola. Appena il calore fu a contatto con la Particola, un forte terremoto fece traballare la casa; contemporaneamente l’Ostia si mutò una parte in Carne umana, mentre l’altra conservava la forma Eucaristica; il Sangue usciva abbondante, sino a spargersi sul pavimento. Le due sacrileghe erano fuori di sé per lo spavento. Che cosa fare?

Nascondere tutto! Avvolsero in un bianco fazzoletto la tegola con le Sacre Reliquie, fecero una buca nel pavimento della stalla e seppellirono ogni cosa. Quando Iacopo Stazi alla sera volle introdurre il mulo nella stalla, non riusciva e, dopo ripetute botte, la bestia entrò, però facendo un piccolo giro nella stalla, per non mettere i piedi sulla buca praticata. Da quel giorno in poi il mulo si comportava sempre allo stesso modo, senza che il padrone potesse comprendere il motivo. Passarono sette anni. Ricciarella, non sapendo più sopportare il rimorso, andò in cerca di Padre Iacopo Diotallevi di Offida, agostiniano, e confessò il suo grande peccato. Il Confessore le impose di condurlo sul posto per rilevare le Divine Specie Eucaristiche. Quantunque fossero trascorsi tanti anni, malgrado l’umidità della stalla, il fazzoletto fu trovato candido e l’Ostia era ancora sanguinante.

Il Padre Diotallevi  trasportò ogni cosa ad Offida nella Chiesa del suo Ordine Religioso e quivi ancora si può vedere l’Ostia Consacrata, metà Carne e metà nella forma naturale. Per ricordare questo episodio, ogni anno il 3 di maggio si celebra ad Offida una grande festa.

La stalla che conservò per sette anni le Specie Eucaristiche, fu convertita in Chiesa, che adesso porta il nome di Santa Croce e vi si vede una lapide di marmo, che ricorda il fatto.