Il giornalino del Cenacolo Eucaristico  -  Marzo 2012

Chiesa San Vincenzo Ferreri

Casella di testo:                  Cenacolo Eucaristico
  Chiesa San Vincenzo Ferreri  -  Acireale

 Venite     Adoriamo         




                                                                                                                                                                                             
                                                                                                                                                                                                                                         3 M
Quaresima ed Eucaristia

Il grande annunzio quaresimale – Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il ritorno della salvezza (2 Cor. 6,2) – può essere benissimo applicato alla domenica, al giorno del Signore, il giorno dell’incontro speciale con Dio, col mistero pasquale ripresentato nell’Eucaristia. Nella Eucaristia è la fonte della grazia; in essa è la salvezza a cui siamo invitati ad attingere specialmente in questo sacro tempo. E’ nell’Eucaristia che si trovano, sottolineati e potenziati, gli elementi costitutivi del grande esercizio quaresimale. E’ la messa infatti che valorizza unendolo a quello di Cristo, il nostro sacrificio, il nostro digiuno. E’ qui che con obbedienza ci viene distribuito il pane della Parola, letta e spiegata. E’ qui che ci viene indicata la via maestra per un’autentica vita nuova: da ogni messa dovremmo uscire trasformati. E’ nella messa che avvertiamo ed attuiamo quella comunione tra noi, derivata dalla comunione con Cristo, e riceviamo lo stimolo a dimostrare praticamente la nostra carità. Si ricordi a tal proposito l’uso antichissimo di unire alla celebrazione eucaristica la colletta per i fratelli più poveri, cosa che anche oggi facciamo ed in quaresima intensifichiamo. Più specificamente riferendoci alla tematica della tentazione di Gesù che ci mostra la lotta e la vittoria di Cristo contro il demonio e, quindi, la premessa per la nostra vittoria, diremo che questa ci è assicurata se prenderemo le armi di cui parla S.Paolo (cfr. Ef 6,10-12), se ascolteremo la Parola di Dio (ib. 6,12), se imiteremo il Maestro quale modello di vita e di preghiera (Ef 6,13-17), se, soprattutto, ci nutriremo di quel pane dei forti che è appunto l’Eucaristia, apice di tutta la liturgia da cui scaturisce la grazia che ci irrobustisce spiritualmente. Dice S.Giovanni Crisostomo: “Cristo ci ha rivestiti di armi che vincono in splendore quelle d’oro più fino, in resistenza quelle dei migliori arcieri, in efficacia il fuoco più micidiale, in manovrabilità lo stesso soffio della bocca… Ma che dico? Che forse Dio si è limitato a provve -derti di una semplice armatura? No, Egli ha messo a tua disposizione un cibo più potente di qualsiasi armamento. Con esso non sarà più necessario che tu ti assuma i disagi della battaglia. L’assidersi festosa- mente al convito sarà sufficiente per farti arridere la vittoria. Infatti quando il diavolo ti vedrà ritornare dalla mensa del Signore, fuggirà via come vedesse un leone spirante fiamme dalla bocca. Se mostri la lingua tinta del sangue prezioso, egli non potrà più resistere… al tempo dell’esodo bastò che l’angelo sterminatore scorgesse sulle porte il sangue, per essere trattenuto fuori… se quel sangue, che era solo figura di quello vero, ebbe il potere di arrestare l’angelo della strage, quanto maggiore efficacia non avrà quello vero del Cristo per mettere in fuga il diavolo?”. Dunque la partecipazione consapevole e fruttuosa all’Eucaristia è condizione essenziale e promessa della nostra vittoria contro il male.

All’inizio pertanto di questo sacro tempo, partecipi dei frutti del sacrificio di Cristo, rinnoviamo il nostro impegno di vita nuova, di conversione autentica. Per questo Cristo ci offre il viatico necessario. Ci ripete: “Non di solo pane vive l’uomo”. Non c’è solo il benessere materiale, Egli ci dice, non c’è solo la preoccupazione di un pane materiale, della ricchezza terrena, non c’è solo una città terrestre da costruire. C’è un’anima da salvare, c’è un patrimonio di grazia da acquistare, c’è un pane soprannaturale da mangiare. Questo pane sono Io. Io la vita. Io la salvezza. Io che ti chiamo. Io che ti amo. Io che ti salvo. Chi non risponderà all’invito di Cristo? La prima risposta gliela daremo con la santa comunione, fervorosa, fruttuosa, inizio di un’ascesa quaresimale che ci rinnovi, ci purifichi dalla natura vecchia e corrotta; e ci renda intimamente partecipi del mistero della salvezza.

O sole Eucaristico!  La Tua luce si irradi sino ai confini della terra e

teneramente  avvolga  in  un  manto di  cielo  l’ umanità tutta: fragile e impaurita come un bimbo nel buio.   

LO SPIRITO DELLA LITURGIA: LA QUARESIMA

La spiritualità della Quaresima, ha un carattere essenzialmente cristocentrico-pasquale-battesimale. Questo tempo liturgico è come un cammino di fede– conversione a Cristo che si fa servo obbediente al Padre fino alla morte di croce.

 

1. La Quaresima  è  il   “tempo favorevole”  per  la riscoperta  e  l’ approfondimento dell’ autentico “discepolo di Cristo”. Gesù non si conosce “dal di fuori”, ma per condivisione di vita:“se qualcu no vuol venire dietro di me,  rinneghi  se stesso, prenda   la  sua  croce   e  mi   segua” (Mc8,34).                                                                La conversione cristiana, la “metànoia” evange-lica   non  è  semplicemente  una conversione a Dio  come  si  rivela nelle scelte messianiche di Cristo  (cfr. Mt 4,1-11),   diversamente  non   si pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini (cfr. Mt 16,21-23).                                                  Sul  piano  della  vita  si  esige, di conseguenza, “quel  cambiamento   intimo   e   radicale    per l’effetto del quale l’uomo comincia a pensare, a giudicare e a riordinare la sua vita, mosso dalla santità e dalla bontà di Dio,   come  si è manife-stata ed è stata a noi data in pienezza del Figlio suo”.                                                                        Il    cristiano   vive   così   continuamente   quel processo   di   conversione, che ha per principio vitale    lo    Spirito    di   Cristo    ricevuto   nel Battesimo, “perdendo la  propria vita  per causa di    Cristo   e   del   vangelo” (cfr. Mc 8,35). La Quaresima    diventa,   allora,   scuola  vitale  di purificazione    e   di   illuminazione   perché  si vivono    le   parole   di   Gesù:   “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).                   Questa   è      la    sostanza    della     spiritualità quaresimale-battesimale.   Non   siamo di fronte ad  una   semplice esortazione alla conciliazione fraterna,   che pure è necessaria anche se troppo spesso risulta inefficace, o   al   cambiamento di vita.   Qui   si      tratta    del   riconoscimento   e dell’  accoglienza   dell’  iniziativa  di  Dio   che riconcilia a sé il mondo per amore.

2. La spiritualità della Quaresima  è caratterizzata, inoltre, da  un  più attento e prolungato   ascolto della Parola  di  Dio  perché è questa Parola che illumina  a  conoscere i propri peccati,  chiamati alla conversione e  infonde fiducia nella miseri- cordia di Dio.                                           L’esame   di  coscienza    cristiano   non   è   un ripiegamento   su   sé   stessi,  ma un’aprirsi alla Parola   della   salvezza  e  un   confronto  con il Vangelo.   La   Parola   di   Dio,   infine,  aiuta a cogliere   il   male  del peccato nella prospettiva dell’ alleanza, cioè  di  quel misterioso rapporto sponsale   di   amore   tra   Dio   e il suo popolo.         Il peccato, sulla bocca dei profeti, è  denunciato come   tradimento    infedeltà coniugale  (cfr. Is         

 

 

             cap.1;   Osea,  ecc.).  Gesù,  venuto  per cercare i   

             peccatori (cfr. Lc 19,10),  rivela  il  cuore  buono

             del Padre,   che  ama,    attende  e  per   primo dà  

             l’ abbraccio  della  riconciliazione    (cfr.  Lc  15,

             20).   La   spiritualità   quaresimale   deve portare

             a   vivere   con   più    intensità   e   profondità   il 

             rapporto   di   amore   interpersonale   con  Dio; a

             sentire   il peccato  prima di   tutto  come   offesa  

             di    Dio    ( “ contro  te  solo   ho    peccato ”)   e  

             rottura  di  amicizia  con  lui;  ed   un     atteggia-

             mento di condivisione dell’amore misericordioso 

             e  della   gioia  del  Padre per i figli che ritornano

             convertiti.

             (Da: Bergamini, Cristo Festa della Chiesa).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Signore, quando ho fame…

 

 

 

 

 

Signore, quando ho fame,

dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;

quando ho sete,

mandami qualcuno che ha bisogno di una bevanda;

quando ho freddo,

mandami qualcuno da scaldare;

quando ho un dispiacere,

offrimi qualcuno da consolare;

quando la mia croce diventa pesante,

fammi condividere la croce di un altro;

quando sono povero,

guidami da qualcuno nel bisogno;

quando non ho tempo,

dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;

quando sono umiliato,

fa' che io abbia qualcuno da lodare;

quando sono scoraggiato,

mandami qualcuno da incoraggiare;

quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia;

quando ho bisogno che ci si occupi di me,

mandami qualcuno di cui occuparmi;

quando penso solo a me stesso,

attira la mia attenzione su un'altra persona

 

                                            Madre Teresa di Calcutta

Onorando il Santissimo Sacramento

 

Onorando il Santissimo Sacramento, noi compiamo anche una profonda azione di rendimento di grazie che eleviamo al Padre, poiché attraverso suo Figlio egli ha visitato e redento il suo popolo.

Mediante il sacrificio della Croce, Gesù ha dato la vita al mondo e ha fatto di noi i suoi figli adottivi a sua immagine, instaurando rapporti particolarmente intimi, che ci permettono di chiamare Dio col nome di Padre.

Come ci ricorda la Scrittura, Gesù passava intere notti a pregare, in particolare nei momenti in cui aveva scelte importanti da fare.

Nella preghiera, mediante un gesto di fiducia filiale, imitando il suo Maestro e Signore, il cristiano apre il proprio cuore e le proprie mani per ricevere il dono di Dio e per ringraziarlo dei suoi favori, offerti gratuitamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ bello intrattenersi con Cristo e, chinati sul petto di Gesù come il discepolo prediletto, possiamo essere toccati dall'amore infinito del suo Cuore.

Impariamo a conoscere più a fondo colui che si è donato totalmente, nei diversi misteri della sua vita divina e umana, per diventare discepoli e per entrare, a nostra volta, in quel grande slancio di dono, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo. «Seguire Cristo non è un'imitazione esteriore, perché tocca l'uomo nella sua profonda intimità » (Veritatis splendor, n. 21).

Noi siamo invitati a seguire il suo insegnamento, per essere poco a poco configurati a lui, per permettere allo Spirito di agire in noi e per realizzare la missione che ci è stata affidata.

In particolare, l'amore di Cristo ci spinge a operare incessantemente per l'unità della sua Chiesa, per l'annuncio del Vangelo fino ai confini della terra e per il servizio degli uomini: « noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo; tutti infatti partecipiamo dell'unico pane » (1Cor 10,17): è questa la Buona Notizia che fa gioire il cuore dell'uomo e gli mostra

che è chiamato a prendere parte alla vita beata con

 

 

Dio. Il mistero eucaristico è la fonte, il centro e il culmine dell'attività spirituale e caritativa della Chiesa (cf: Presbyterorum ordinis, n. 6).

E’ intimità divina con Cristo, nel silenzio della contemplazione, non ci allontana dai nostri contemporanei, ma, al contrario, ci rende attenti e aperti alle gioie e agli affanni degli uomini e allarga il cuore alle dimensioni del mondo.

Essa ci rende solidali verso i nostri fratelli in umanità, in particolare verso i più piccoli, che sono i prediletti del Signore.

Attraverso l'adorazione, il cristiano contribuisce misteriosamente alla trasformazione radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo.

Ogni persona che prega il Salvatore trascina dietro di sé il mondo intero e lo eleva a Dio.

Coloro che s'incontrano con il Signore svolgono dunque un eminente servizio; essi presentano a Cristo tutti coloro che non lo conoscono o che sono lontani da lui; essi vegliano dinanzi a lui, in loro nome.

«I fedeli, quando adorano Cristo presente nel Santissimo Sacramento, devono ricordarsi che questa presenza deriva dal Sacrificio e tende alla comunione sia sacramentale che spiritua-   le» (Congregazione dei Riti, Istruzione sul culto 

dell'Eucaristia, n. 50).

Esorto dunque i cristiani a fare regolarmente visita a Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo permanente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi.

Nella contemplazione i cristiani percepiscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana.

Questo cammino li porta a unirsi più intensamente al mistero pasquale e a fare del sacrificio eucaristico, dono perfetto, il centro della loro vita, secondo la loro vocazione specifica, in quanto esso conferisce al popolo cristiano una dignità incomparabile (cfr. Paolo VI, Mysterium Fidei, n. 67).

In effetti, con il dono dell'Eucaristia, noi siamo accolti da Cristo, riceviamo il suo perdono, ci nutriamo della sua parola e del suo pane e siamo quindi inviati in missione nel mondo; ognuno è così chiamato a rendere testimonianza di ciò che ha ricevuto e a fare lo stesso con i suoi fratelli.

I fedeli rafforzano la loro speranza scoprendo che, con Cristo, la sofferenza e la disperazione possono essere trasfigurate, poiché, con Lui, noi siamo già passati dalla morte alla vita.

Pertanto, quando essi offrono al Maestro della Storia la loro vita, il loro lavoro e tutta la creazione, allora le loro giornate vengono illuminate.

 

 

 

I MIRACOLI EUCARISTICI

Cenacolo Eucaristico

 

I nostri orari:

 

 

        Tutti i giorni feriali

 

Ore   8,30     S. Messa

 

Ore   9,00 –19,00   Adorazione Eucaristica

 

Ore  11,45    S. Rosario  Eucaristico

 

Ore  16,00   Celebrazione dei Vespri

                    e preghiera vocazionale

            (orario legale 17,00)

 

Ore  18,30   Santo Rosario

            (orario legale 19,30)

 

       Ogni primo giovedì del mese

 

Ore  23,00-24,00   Adorazione riparatrice

 

       Ogni secondo venerdì del mese

 

Ore16,30-18,00 Incontro gruppo di preghiera P.Pio

 

       Secondo e quarto sabato del mese

 

Ore  17,30   Anime Consolatrici

            (orario legale 18,30)

 

               Gruppo giovani sabato

 

 

Ore   21,00  S. Messa, a seguire Adorazione                       

                    Eucaristica    

 

Su internet: www.sanvincenzoferreriacireale.it

 

 

 

 

 

 

Indirizzo di posta:Cenacolo Eucaristico c/o Chiesa S. Vincenzo Ferreri Via Currò  -  95024 Acireale   

    

Comunicazione  -  invito:

Il Cenacolo Eucaristico ha inteso prolungare l’Adorazione  Eucaristica anche nelle ore pomeridiane e precisamente dalle ore 12,00 alle ore 17,00 in modo da coprire l’intera giornata dalle 9,00 alle 19,00. Pertanto si invitano tutti coloro che volessero offrire la disponibilità di un turno di adorazione di un’ora settimanale a presentarsi nella chiesa di S.Vincenzo Ferreri, in via Currò, Acireale e dichiarare il turno di adorazione scelto al Rettore P.Vincenzo Castiglione oppure al Prof. Orazio D’Anna.  Grazie per la collaborazione.

 

 

 

A Macerata

Nel 1356 un sacerdote celebrava la Messa nella Chiesa di Santa Caterina a Macerata. Durante il canone, mentre egli teneva l’Ostia Consacrata sul Calice, questa cominciò a versare Sangue, per l’improvviso prodigio il sacerdote ebbe un tremito convulsivo, per cui il Sangue del Redentore, oltre che nel Calice si sparse anche sul sottostante Corporale. Finita la Messa il sacerdote corse dal Vescovo per informarlo del fatto. Il prodigio era evidente e allora il Vescovo promulgò la notizia e volle che il popolo osservasse il Corporale intriso di Sangue. Stabilì inoltre di conservare il Corporale in una ricca custodia. Attualmente il prezioso tesoro è nella Cattedrale di Macerata, in un vaso di cristallo, e viene portato in processione tutti gli anni nell’ottava di Pentecoste.

Fiamma misteriosa

La città di Torino fu presa d’assedio dai francesi nel 1460. Quando cessò la resistenza, cominciò la strage e il saccheggio della città. Un discreto numero di torinesi pensò di rifugiarsi sul monte dei Cappuccini e precisamente dietro la Chiesa, nella speranza che il luogo sacro fosse un ritegno per i nemici. Non fu così. Una schiera di francesi penetrò nel Tempio e cominciò a malmenare i ricoverati. Un soldato corse all’Altare maggiore, forò il Tabernacolo e stava per prendere i Vasi Sacri con le Ostie Sacrosante. Se erano impotenti a difendersi i ricoverati, non lo era Gesù, il quale non permise quella profanazione. Ecco uscire dal Tabernacolo una grande fiamma, che investì il soldato. Questi emise urla di terrore e scappò carico di scottature; gli altri soldati testimoni del fatto, presero pure la fuga. I rifugiati che tutto avevano visto, ringraziarono commossi Gesù Sacramentato, diffusero la notizia del miracolo e cooperarono affinchè il fatto venisse tramandato alla storia. Chi va oggi a visitare la Chiesa sul monte dei Cappuccini, al di là del Po, vede un grande quadro, che riproduce la scena del saccheggio e la vampata del Tabernacolo.

 

Il Bambino Gesù

San Lorenzo Giustiniani fu il primo Patriarca di Venezia, celebre per la sua santità ed eloquenza. Il Signore volle premiare il suo zelo con la gioia di una visione eucaristica. Celebrava egli la Messa nella Cattedrale di S.Pietro, in Castello, la notte di Natale del 1446. Appena compiuta la Consacrazione, mentre sollevava l’Ostia Divina, Gesù gli si fece vedere sotto le sembianze di bellissimo Bambino. Il Santo restò molto commosso e, non potendo contenere la gioia, fece una predica al popolo, mettendo tutti a conoscenza della visione avuta. La santità del Patriarca non lascia dubbio sulla veridicità del fatto.