Il giornalino del Cenacolo Eucaristico   Marzo 2014

Chiesa San Vincenzo Ferreri

La preparazione, il ringraziamento, le disposizioni e le condizioni per la Comunione

Utilità della Comunione frequente                                 Signore mi hai dato tutto

Quando qualche persona ci comunica che verrà a trovarci, ci prepariamo a riceverla.

Curiamo il nostro aspetto, mettiamo in ordine il luogo dell’incontro, facciamo cioè il possibile per accogliere, nel migliore dei modi, l’ospite in arrivo.

Più l’ospite è importante, maggiore è il nostro impegno. Più l’ospite è una persona a noi cara, maggiore è il desiderio di incontrarlo.

Proviamo per un attimo a pensare se dovessimo, un giorno, ricevere nella nostra casa una grande personalità. 

Il tempo dell’attesa, da interminabile diventerebbe paurosamente insufficiente.

Sicuramente sposteremmo di continuo la data dell’incontro: l’ansia e l’emozione renderebbero i preparativi ancora più lunghi!

Ebbene, si tratta solo di un ospite terreno, di una

creatura di questo mondo, di un essere umano come noi. La vita del cristiano è arricchita da incontri ben più preziosi!

Con la Comunione, infatti, riceviamo l’Ospite divino nella casa della nostra anima. E sarà la misura del nostro coinvolgimento nella preparazione, a determinare la fruttuosità dell’incontro.

Lasciamoci, a tal proposito, consigliare dall’ascetico autore de “L’Imitazione di Cristo”:

“...Ecco, Noè, uomo giusto, lavorò cent’anni nella costruzione dell’arca, per salvarsi con pochi; e come potrò io, solo in un’ora, prepararmi a ricevere con religioso timore il costruttore del mondo?

Mosè, il tuo grande servo, a te particolarmente caro, costruì un’arca con legni non soggetti a marcire e la rivestì d’oro purissimo, per riporvi le tavole della leg ge; ed io, putrida creatura, oserò ricevere con tanta leggerezza te, autore della legge e datore della vita? Salomone, il più sapiente dei re d’Israele, edificò, con un lavoro di sette anni, un tempio grandioso a lode del tuo nome; ne celebrò la dedicazione con una festa di otto giorni e con l’offerta di mille vittime pacifiche, e collocò solennemente, tra gioiosi suoni di tromba, l’arca dell’alleanza nel luogo per essa predisposto.

E come ti introdurrò nella mia casa, io, infelice, il più miserabile tra gli uomini; io che, a stento, riesco a passare devotamente una mezz’ora?

E fosse, almeno, una volta, una mezz’ora trascorsa degnamente?

… Eppure c’è un abisso tra l’arca dell’alleanza, con le reliquie che custodisce, e il tuo corpo purissimo, con le sue indicibili virtù; tra i sacrifici legali di allora, simbolo dei sacrifici futuri, e il tuo corpo, vittima vera, che porta a compimento tutti gli antichi sacrifici.

… Se allora si viveva in così grande devozione; se di

 

quel  tempo  restò  il  ricordo  delle  lodi date a Dio

davanti all’arca dell’alleanza, quanta venerazione e quanta devozione devono essere ora in me, e in tutto il popolo cristiano, alla presenza del sacramento, nella comunione del corpo di Cristo, cosa più sublime di ogni altra?” (Lib. IV; cap.1).

Il discorso prosegue, ma adesso è Gesù che si rivolge direttamente a colui che si appresta a riceverlo: “...Se vuoi che io venga a te e rimanga presso di te, purificati dal “vecchio lievito” e purifica la dimora del tuo cuore.

Caccia fuori tutto il mondo e tutto il disordine delle passioni; stà “come il passero solitario sul tetto” e ripensa, con amarezza di cuore,ai tuoi peccati.

Colui che ama prepara al suo amato il luogo migliore e più bello: da questo si comprende l’affetto di chi riceve la persona cara.

Sappi tuttavia che, per questa preparazione - anche se essa durasse un intero anno e tu non avessi altro in mente - non potresti mai fare abbastanza con le tue sole forze.

E’ soltanto per mia benevolenza e per mia grazia che ti viene concesso di accostarti alla mia mensa: come se un povero fosse chiamato al banchetto di un ricco e non avesse altro modo per ricambiare quel beneficio che nell’umiliarsi e rendere grazie.

Fa dunque tutto quello che è nelle tue possibilità, fallo con molta attenzione, non per abitudine, non per costrizione; ma con timore, venerazione e amore ricevi il corpo del tuo amato Signore Dio, che si degna di venire a te.

Sono io che ti ho chiamato; sono io che ti ho comandato di fare così, sarò io a supplire a quel che ti manca.

Vieni ed accoglimi.

Se ti concedo la grazia della devozione, siine grato al tuo Dio; te la concedo, non già per il fatto che tu ne sia degno, ma perché ho avuto misericordia di te. Se non hai questa devozione, anzi ti senti piuttosto arido, insisti nella preghiera, piangi e bussa, senza smettere finchè non avrai meritato di ricevere almeno una briciola o una goccia della grazia di salvezza.

Sei tu che hai bisogno di me, non io di te.

Sono io che vengo a santificare te e a farti migliore, non sei tu che vieni a dare santità a me.

Tu vieni per ricevere da me la santità, nell’unione con me; per ricevere nuova grazia, nel rinnovato, ardente desiderio di purificazione.

“Non disprezzare questa grazia”; prepara invece il tuo cuore con ogni cura e fa entrare in te il tuo diletto” (Lib.IV; cap.12)

 

 

 

Parola del discepolo. Ecco, io vengo a te, o Signore, per trarre beneficio dal tuo dono e ricevere allegrezza al banchetto santo, "che, nella tua bontà, o Dio, hai preparato al misero” (Sal 67,11). Ecco, quanto io posso e debbo desiderare sta tutto in te; tu sei la mia salvezza, la redenzione, la speranza, la fortezza, la maestà e la gloria. "Ricolma dunque oggi di letizia l'anima del tuo servo, perché, o Signore Gesù, a te ho innalzato l'anima mia" (Sal 85,4). Ardentemente desidero ora riceverti, con devozione e venerazione; desidero introdurti nella mia casa, per meritare, come Zaccheo, di essere da te benedetto e di essere annoverato tra i figli d'Abramo. L'anima mia ha fame del tuo corpo; il mio cuore arde di farsi una cosa sola con te. Dammi in dono te stesso, e mi basta; poiché non c'è consolazione che abbia valore, fuori di te. Non posso stare senza di te; non riesco a vivere senza la tua presenza. E così occorre che io mi accosti frequentemente a te, ricevendoti come mezzo della mia salvezza. Che non mi accada di venir meno per strada, se fossi privato di questo cibo celeste. Tu stesso, o Gesù tanto misericordioso, predicando alle folle e guarendo varie malattie, dicesti una volta: "non li voglio mandare alle loro case digiuni, perché non vengano meno per strada" (Mt 15,32). Fa', dunque, la stessa cosa ora con me; tu, che, per dare conforto ai fedeli, hai lasciato te stesso in sacramento. Sei tu, infatti, il soave ristoro dell'anima; e chi ti mangia degnamente sarà partecipe ed erede della gloria eterna. Poiché, dunque, io cado tanto spesso in peccato, e intorpidisco e vengo meno tanto facilmente, è veramente necessario che, pregando, confessandomi frequentemente e prendendo il santo cibo del tuo corpo, io mi rinnovi, mi purifichi e mi infiammi; cosicché non avvenga che, per una prolungata astinenza, io mi allontani dal mio santo proposito. In verità, "i sensi dell'uomo, fin dall'adolescenza, sono proclivi al male" (Gn 8,21); tosto egli cade in mali peggiori, se non lo soccorre la medicina celeste. Ed è appunto la santa Comunione che distoglie l'uomo dal male e lo rafforza nel bene. Che se ora sono così spesso svogliato e tiepido nella Comunione o nella celebrazione della Messa, che cosa sarebbe di me, se non prendessi questo rimedio e non cercassi un così grande aiuto? Anche se non mi sento sempre degno e pienamente disposto a celebrare, farò in modo di ricevere, in tempi opportuni, questi divini misteri e di rendermi partecipe di una grazia così grande. Giacché la principale, anzi l'unica, consolazione dell'anima fedele - finché va peregrinando, lontana da te, entro il corpo mortale - consiste proprio in questo, nel ricordarsi frequentemente del suo Dio e nel ricevere, in spirito di devozione, il suo diletto.

 

Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi ed  egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio la salute per realizzare grandi imprese ed Egli mi ha dato il dolore per comprenderlo meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto ed Egli mi ha lasciato povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli altri avessero bisogno di me ed Egli mi ha reso umile  perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita e mi ha lasciato la vita perché io potessi essere contento di tutto. Signore non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non ti presentai furono esaudite. Sii lodato; o mio Signore, fra tutte le creature nessuna possiede più di quanto possiedo io.

Kirk Kilgour, campione pallavolista rimasto paralizzato nel '76, a 28 anni, a seguito di un incidente durante un allenamento.

 

 Prima della S.Messa ( S.Curato d’Ars)

Cominciate a prepararvi alla S. Messa sin da quando vi svegliate. Quando la campana suona per chiamar vi alla casa del Buon Dio, pensate che è Gesù Cristo stesso che vi chiama. Andate in chiesa con un po’ di anticipo, al fine di avere qualche momento per meditare sulla grande azione alla quale state per assistere. Non dite, come certa gente senza fede che voi non avete il tempo, ricordate ciò che disse il Santo Profeta: “ Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore”.Dal momento che uscirete da voi stessi, occupatevi di quello che andate a fare e di ciò che domanderete al Buon Dio. Cominciate a lava re il vostro spirito dalle cose terrene, per non pensare che a Dio. Evitate ogni conversazione inutile, che non serve altro che a farvi mal ascoltare la S. Messa. Entrando in chiesa, ricordatevi ciò che dice il Santo Patriarca Giacobbe: “ E’ veramente la casa di Dio e la porta del cielo”.  Quando   siete  al   vostro posto,

umiliatevi profondamente di fronte alla vostra indegnità ed alla grandezza del vostro Dio che vuole, malgrado i vostri peccati, ammettervi alla sua presenza. Fate un atto di Fede con tutto il vostro cuore. Domandate a Dio che vi faccia la grazia di non perdere nessuno dei favori che Egli accorda a coloro che vengono con le buone disposizioni. Aprite il vostro cuore, affinché la Parola di Dio possa entrarvi, mettervi le radici e portarvi i frutti per la vita eterna. Prima di uscire dalla chiesa, non mancate mai di ringraziare il Buon Dio delle grazie che vi ha concesso e andatevene in voi stessi, meditando su quello che avete visto e ascoltato. Allora la casa del Buon Dio sarà veramente per noi la porta del cielo: è questo che io vi auguro. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I MIRACOLI EUCARISTICI

Cenacolo Eucaristico

 

I nostri orari:

 

        Tutti i giorni feriali

 

Ore   8,30     S. Messa

 

Ore   9,00 - 19,00 Adorazione Eucaristica

 

Ore  11,45    S. Rosario  Eucaristico

 

Ore  16,00   Celebrazione dei Vespri e preghiera   

                    vocazionale     (orario legale 17,00)

 

Ore  18,30   Santo Rosario      (orario legale 19,30)

  

       Ogni primo giovedì del mese

 

Ore  23,00 - 24,00   Adorazione riparatrice

 

       Ogni secondo venerdì del mese

 

Ore16,30 - 18,00 Incontro gruppo di preghiera P.Pio

 

       Secondo e quarto sabato del mese

 

Ore  17,30   Anime Consolatrici   (orario legale 18,30)

 

               Gruppo giovani sabato

 

Ore   21,00  Adorazione  Eucaristica           

____________________________________________________Comunicazione  -  invito

 

Il Cenacolo Eucaristico intende prolungare l’Adorazione  Eucaristica anche nelle ore pomeridiane e precisamente dalle ore 12,00 alle ore 17,00 in modo da coprire l’intera giornata dalle 9,00 alle 19,00. Pertanto si invitano tutti coloro che volessero offrire la disponibilità di un turno di adorazione di un’ora settimanale a presentarsi nella chiesa di S.Vincenzo Ferreri, in via Currò, Acireale e dichiarare il turno di adorazione scelto al Rettore P.Vincenzo Castiglione oppure al Prof. Orazio D’Anna. Grazie per la collaborazione.

 

Su internet: www.sanvincenzoferreriacireale.it

Se volete scriverci ecco l’indirizzo:

Cenacolo Eucaristico c/o Chiesa S. Vincenzo Ferreri Via Currò  -  95024 Acireale  

 

Miracolo a Patierno 1772

In  Campania, nella Parrocchia di S. Pietro Apostolo di  Patierno, in  periferia di Napoli , nella   notte  del  27 gennaio 1772  dei  ladri  asportarono  ornamenti  sacri  e

 

 

 

due pissidi contenenti circa 100 Particole consacrate. Grande fu la costernazione del popolo ma, malgrado le ricerche, non si trovarono né i cibori né le Sacre Specie. Il 19 febbraio, verso sera, passando per un terreno appartenente al duca di Grottelle, un giovane di 18 anni, Giuseppe Orefice, vide una quantità di luci simili a piccole stelle. Il fenomeno si ripeté più volte, e fu visto con intensità e modalità svariate da molte persone, contadini, soldati, sacerdoti, senza che ne capissero l’origine. Infine, il 23 febbraio, mentre cercavano di capire da vicino il fenomeno delle luci, quattro giovani furono colpiti come da una bastonata, tanto che caddero faccia a terra: videro allora uno splendore particolarmente vivo e una colomba di ori- gine misteriosa ai piedi di un pioppo. Si decisero a scavare qui, ed apparve un’Ostia bianca come carta. Chiamato il sacerdote, questi la raccolse in un panno bianco, e fece cercare ancora, e ne furono trovate 40. Il fenomeno delle luci si ripeté ancora, e le ricerche durarono ancora qualche giorno, finché non furono ritrovate tutte, sepolte sotto una zolla di terra. Il parro co le depose in un calice, e tutta la notte sacerdoti e popolo restarono in preghiera, sotto un baldacchino al lume di tanti ceri che i devoti portavano accorrendo dai dintorni. Il mattino dopo, per disposizione del vicario Generale, le Ostie ritrovate furono portate solennemente in processione a S. Pietro a Patierno. Oltre a questa specie di fuochi,  resta inspiegabile come abbiano potuto conservarsi nel loro primitivo candore Ostie interrate in un mese invernale, con piogge frequenti. Il Vescovo di allora, il grande Sant’Alfonso Maria del Liguori, certificò la veridicità del miracolo dopo una rigorosa inchiesta. Il Vicario Generale, Mons. Onorati, redasse i verbali del proces so diocesano che durò 2 anni, dal 1772 al 1774 e pose il sigillo con cera di Spagna color rosso sopra il nodo del  laccetto che annodava le « due caraffine incastra te d’argento» Nei verbali si legge: «Diciamo, decretia mo e dichiariamo che la menzionata apparizione dei lumi e la intatta conservazione delle sacre Particole per tanti giorni sotto il terreno, è stato ed è un autenti co e spettabilissimo Miracolo operato da Dio». Completata l’analisi degli esperti nel luglio 1774, le Ostie furono poste in due ampolle di cristallo, incasto nate d’argento, e custodite nel Tabernacolo.In seguito esse si sono corrotte, e non sono pertanto che reliquie (segno di un fatto miracoloso), ma è cessata la Presen za eucaristica. Nella notte tra il 23 e 24 ottobre 1978, altri ladri introdottisi nella chiesa di S. Pietro a Patier no portarono via, insieme ad altri oggetti sacri ed alcune Ostie consacrate, anche il Reliquiario con le miracolose Particole del 1772. Esse non sono più state ritrovate: di quelle sante Particole, conservate con tanta cura e venerazione, non resta purtroppo alcun segno visibile.