Il giornalino del Cenacolo Eucaristico   Ottobre 2013

Chiesa San Vincenzo Ferreri

Casella di testo:                     Cenacolo Eucaristico
       Chiesa San Vincenzo Ferreri  -  Acireale

 Venite     Adoriamo         


                                                                                                                                                                                                                                     


                                                                                                                                                                                                                                                        4 M




Ci presentiamo davanti a Dio, e ci rappresentiamo, evocandole, le certezze della fede. La mente si immerge nel Vangelo, e riascolta la parola del Salvatore, rivediamo le tappe e la meta del cammino, camminiamo con Cristo condotti per mano dalla creatura più fedele, dalla testimone più grande, Maria, la Madre stessa di Cristo. Le nostre labbra si muovono, ma è per ripetere le parole iniziali della redenzione. Non sono parole che si possono esaurire, esse sono l’inizio della Buona Novella, novità inalterata e stupenda. Noi domandiamo, ripetendo la preghiera che il Signore ci ha insegnato, la pienezza del Regno di Dio, e benediciamo il Nome nel quale solo possiamo sperare, poiché è il Nome nel quale siamo perdonati.

Propriamente iniziamo, sì, con la meditazione, ma poi oltrepassiamo una soglia: oltre questa resta il guardare e il guardare con amore. E’ la contemplazione. La madre guarda con amore immenso il suo bambino, il giovane guarda la ragazza del cuore. Nella contemplazione c’è immenso amore: il cuore è totalmente preso. Non ci sono più domande e risposte, si è afferrati, e si mormora gioia ed ammirazione. L’indole del Rosario è contemplati va. Si guarda Maria per vederne il Figlio. Si prega con lei, e si è alla sua scuola. Non abbiamo niente da aggiungere a quanto ella ci racconta, non abbia mo una maestra più grande nella fede. La fede è vita, non ideologia. E’ un nascere, un crescere, un cercare, un soffrire. L’ideologia non ha bisogno di madri, di amicizie; la vita sì perché è sangue, lotta, tenerezza, dedizione, offerta, speranza. Il Rosario è scuola di preghiera, è scuola di fede. Il  credo si è fatto preghiera, adorazione di Cristo e ascolto della sua parola. Si dice: “inalzarsi nella preghiera e nella    contemplazione”    paradossalmente, questo inalzarsi è farsi piccoli, minimi, un farsi raccoglie re dalle mani di Dio. Non abbiamo che la forza di queste mani, e la consapevolezza di essere creature di Dio riscattate col sacrificio di Cristo. La distrazione che mi sorprende mi può irritare (quante persone si irritano per le distrazioni!) ma non è che un segno della mia fragilità, e come tale la offro e mi offro a Dio.Davanti a Lui sono fragile e debole, ma sono io, e Dio ama infinitamente questo granel lo di polvere. Altre persone accusano la monotonia, la ripetitività, perché non sanno che questa mi calma il cuore e mi introduce nella pace. Nella vita le realtà più grandi sono quelle più ripetute: ripetiamo l’amicizia, il saluto, la fatica, i sacrifici… e non ci sembra di ripetere poiché ogni gesto di amore e ogni parola è sempre nuova. Se pregando ho fretta, e sono precipitoso, non ho compreso che cos’è contemplare, e non mi devo volgere allora al Rosario. Il Rosario non sopporta e non si presta a questo. Ogni cosa ha bisogno del suo tempo. La preghiera ha bisogno del suo tempo. Bisogna che mi raccolga, che con calma svolga il mio animo davanti a Dio,che mi sappia arrestare per guardare.

Se la mia preghiera è stata solo un domandare per avere, il Signore mi insegnerà a chiedere l’unica cosa necessaria: il suo amore. Se la mia preghiera è stata un ricordare i miei cari, un preoccuparmi a volte angosciato per loro, mi viene insegnato che siamo tutti nel cuore di Dio, che nessuno è dimenticato, che coloro che si sono persi sono già ritrovati poiché il Signore è già uscito dall’ovile per chiama re anche costoro. Se pregare è un pensare a me stesso e un girare attorno ai miei pensieri, sono dolcemente portato a dimenticarmi e ad abbandonarmi alla Provvidenza. Se il mio cuore è arido e

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O sole Eucaristico!  La Tua luce si irradi sino ai confini della terra e

teneramente  avvolga  in  un  manto di  cielo  l’ umanità tutta: fragile e impaurita come un bimbo nel buio.   

 

L’amore della donna

Beata Te che hai creduto

  A.M.D.G.  

Impronta delle particole

L’episodio delle nozze di Cana (Gv 2, 1-11) è a tutti ben noto e ben nota la risposta che Gesù dà a Sua Madre: che ho da fare con te, o donna?

Parole, queste, che possono sembrare dure e forse irriverenti ma nelle quali mi sembra risuoni una dolce,ed amorevolmente consenziente, dichiarazione di resa di Gesù nei confronti della Madre, anzi forse, nei confronti della “donna” in generale.

Non è stato così anche con Marta e Maria (Gv.11, 17-44), e con la guarigione dell’emorroissa e della figlia della donna sirofenicia? (Mc. 5, 25-34; 7,24-30), e con la resurrezione del figlio della vedova di Nain? (Lc. 7,11-17)… 

Le folle circondano Gesù mentre  percorre i sentieri della Sua terra natìa, ma sulle folle emerge la folla di donne e questa ancor più particolarmente si distinguerà sulla via del Calvario! La donna è creatura esistenzialmente identica all’uomo, come si legge in (Gen. 1, 27):

Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.

Queste parole risuonano ancora oggi fondamentali a chi si interroga sull’uomo, sui rapporti fra maschio e femmina, sui diritti ed i doveri dell’uomo in quanto tale, senza distinzione di sesso, di religione, di nazionalità, ecc..La cultura maschilista è prevalsa nel mondo anche nella  Tradizione della Chiesa, talvolta anche nella traduzione o nella interpretazione di certi passi biblici. Quante volte Gesù ha dichiarato “avete udito che fu detto, ma io vi dico….”

Il Progetto di Dio è un progetto d’Amore e l’unica Legge è Amare come Gesù, come Maria, come tanti Santi e Padri della Chiesa insegnano.

Ma c’è una presenza malefica, nell’Eden rappresentata dal serpente, che ancora agisce nel mondo insidiando il Piano d’Amore di Dio, seducendo l’orgoglio dell’uomo, sollecitandolo a non fidarsi di Dio, a riporre solo in sé stesso ogni speranza di successo e di vita! Per quanto sia ritenuto intelligente satana, non dimostra di esserlo poi tanto se dall’inizio del mondo ad oggi non fa che ripetere la sua vecchia tentazione: convincere l’uomo a prendere il posto di Dio.

Eppure l’uomo spesso si lascia facilmente sedurre e talora pensa di trovare Dio dove invece ben altri lo attende! Ma ormai non è più come ai tempi dell’Eden.  Ora l’uomo, il maschio e la femmina, possono essere infinitamente più vicini a Dio di quanto lo sono stati Adamo ed Eva: ora Dio, in Gesù, è venuto nell’uomo, ora Maria ha preso il posto di Eva!

Ora il trionfo dell’Amore sull’odio è alla nostra portata. Il Regno della Pace e dell’Amore è già inaugurato sulla Terra ed il suo definitivo ed universale trionfo aspetta solo che sia completo il numero degli eletti.

Ora sappiamo che Dio può abitare la carne umana e basta accoglierLo in noi perché Egli riconosca in ciascuno di noi il Figlio Suo Gesù. Maria, aiutaci ad accogliere il Figlio Tuo Gesù, Tu Gesù, Tu Madre Sua e Madre nostra, Tu corredentrice, insieme a Lui, del mondo e dell’universo!

Pace e gioia in Gesù e Maria!

 

Nuccio Quattrocchi

 

Lettera del Papa Giovanni II alle donne  

A voi, donne del mondo intero,  il mio saluto più cordiale!

A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine. Vorrei ora rivolgermi direttamente ad ogni donna, per riflettere con lei sui problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, soffermandomi in particolare sul tema essenziale della dignità e dei diritti delle donne, considerati alla luce della Parola di Dio.

Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa - scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem - « desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei ». Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità. 

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita. 

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita. 

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza. 

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità. 

Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’a -more di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura. 

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

 

 

 

La prima beatitudine evangelica è quella della fede.

 

L’attaccamento a Cristo è prima di tutto un’adesione di fede. Maria è stata la prima a credere nel Salvatore, perché è stata la prima creatura a cui Dio ha annunciato la venuta del Figlio suo in questo mondo. Per aderire alla proposta dell’Angelo, la Vergine di Nazareth doveva credervi. Doveva compiere quell’atto di confidenza in Dio che si esprime nella fede.

Quando Elisabetta, ispirata dallo Spirito Santo fa l’elogio di Maria, esclama: Beata te che hai creduto nell’adempimento delle parole del Signore.

La prima beatitudine evangelica è quella della fede.

Non dobbiamo pensare che fin dall’inizio questa fede sia stata concessa a Maria nella sua pienezza e che non abbia dovuto progredire.

La Vergine doveva camminare in una certa oscurità e cercare la luce. Gesù davanti a lei era un bambino sotto gli occhi della mamma; doveva scoprire in lui il Figlio di Dio attraverso la banalità di un’esistenza umana.

Alcuni avvenimenti, come l’episodio di Gesù dodicenne nel tempio, stupivano la Vergine, che doveva sforzarsi per scoprirne il senso. San Luca ci dice che qualche volta non comprendeva, ma che conservava i misteri meditandoli nel suo cuore.

Nella vita pubblica, Maria manifesta l’audacia della sua fede chiedendo il primo miracolo. ma non è ancora giunta al termine del pellegrinaggio.

Il dramma del Calvario, atroce sofferenza per il suo cuore materno, è una prova molto forte per la sua fede. Nell’ora delle tenebre, Maria ha dovuto restare diritta nella fede e nell’offerta, credere più che mai nel trionfo del  Figlio, e di fronte alla sconfitta totale rimanere convinta della vittoria finale del Salvatore.

La personalità e l’opera di Cristo sono state un vero mistero per Maria, in cui è penetrata sempre più profondamente, con uno sforzo di scoperta e di meditazione, in una convinzione rinsaldata dal sacrificio.

La Vergine traccia così il cammino della nostra fede. La Madre di Gesù ha dovuto sforzarsi e lottare per la fede: non dobbiamo dunque stupirci se la nostra fede cristiana richiede uno sforzo di progressiva penetrazione e di lotta.

Le verità della fede ci vengono trasmesse dalla Chiesa, ma ognuno di noi deve cercare di scoprire il valore nella propria vita. Deve studiare queste verità per approfondirne il senso, e deve resistere alle tentazioni di dubbio.

L’esempio di Maria fa comprendere al cristiano di oggi la necessità di uno sforzo personale di riflessione sulla dottrina a cui aderire. La fede non deve mai cessare di essere in cammino, “in pellegrinaggio”.

 

Preghiera: O Dio misericordioso, che nella Vergine Maria ci hai dato un sublime esempio di fede e di adesione alla tua parola, concedi a noi, per sua intercessione, di continuare il nostro pellegrinaggio terreno con l’animo rivolto alla luce della tua verità. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Nostra Signora del Sacerdozio

 

“Maria, Madre di Cristo Sacerdote, Madre dei Sacerdoti del mondo intero, Tu ami in modo tutto particolare i preti, perché sono le immagini viventi del Tuo unico Figlio

Prega perché abbiamo sempre dei sacerdoti che ci donino i sacramenti, ci spieghino il Vangelo di Cristo e ci insegnino a diventare veri figli di Dio!

Vergine Maria, chiedi Tu stessa a Dio Padre i sacerdoti di cui abbiamo tanto bisogno, e poiché il tuo Cuore ha ogni potere su di Lui, ottienici, o Maria, sacerdoti che siano santi!

Amen!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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non sono più capace di dire grazie, proprio questa umile preghiera me lo fa dire e ripetere tante e tante volte.

Qui incontro tutti: i poveri, i malati, i miei cari, gli abbandonati e gli esclusi. Chi incontra Cristo incontra l’uomo e lo guarda col suo sguardo di bontà e di comprensione.

Qui incontro me stesso nella mia vera dimensione, il significato del mio correre, del mio agitarmi, del soffrire, del morire, dell’amare.

E mi posso vedere nella sua luce, nella mia vera realtà e dimensione: perché la preghiera mi ha fatto entrare nel mondo del Vangelo e mi ha introdotto nella fede.

 

 P. Umberto Frassinetti, o.p.

I MIRACOLI EUCARISTICI

Cenacolo Eucaristico

 

I nostri orari:

 

        Tutti i giorni feriali

 

Ore   8,30     S. Messa

 

Ore   9,00 - 20,00 Adorazione Eucaristica

 

Ore  11,45    S. Rosario  Eucaristico

 

Ore  16,00   Celebrazione dei Vespri e preghiera   

                    vocazionale     (orario legale 17,00)

 

Ore  18,30   Santo Rosario      (orario legale 19,30)

  

       Ogni primo giovedì del mese

 

Ore  23,00 - 24,00   Adorazione riparatrice

 

       Ogni secondo venerdì del mese

 

Ore16,30 - 18,00 Incontro gruppo di preghiera P.Pio

 

       Secondo e quarto sabato del mese

 

Ore  17,30   Anime Consolatrici   (orario legale 18,30)

 

               Gruppo giovani sabato

 

Ore   21,00  S. Messa, a seguire Adorazione                       

                    Eucaristica

             

 

 

____________________________________________________Comunicazione  -  invito

 

Il Cenacolo Eucaristico intende prolungare l’Adorazione  Eucaristica anche nelle ore pomeridiane e precisamente dalle ore 12,00 alle ore 17,00 in modo da coprire l’intera giornata dalle 9,00 alle 20,00. Pertanto si invitano tutti coloro che volessero offrire la disponibilità di un turno di adorazione di un’ora settimanale a presentarsi nella chiesa di S.Vincenzo Ferreri, in via Currò, Acireale e dichiarare il turno di adorazione scelto al Rettore P.Vincenzo Castiglione oppure al Prof. Orazio D’Anna. Grazie per la collaborazione.

 

 

Su internet: www.sanvincenzoferreriacireale.it

Se volete scriverci ecco l’indirizzo:

Cenacolo Eucaristico c/o Chiesa S. Vincenzo Ferreri Via Currò  -  95024 Acireale  

 

 

 

Mogoro (1604)

Mogoro, in Sardegna, il lunedì di Pasqua del 1604, don Salvatore Spiga, parroco della chiesa di San Bernardino, stava celebrando la Messa e dopo la consacrazione cominciò a distribuire la Comunione ai fedeli. 

A un certo punto vide accostarsi alla Comunione anche due uomini, conosciuti da tutti per la vita dissoluta che conducevano. Il Parroco diede loro la Comunione ed appena questi ricevettero le Particole in bocca, le sputarono a terra sulla pietra della balaustra. I due uomini, si giustificarono dell’accaduto dicendo che le Ostie erano divenute bollenti come dei carboni ardenti e gli avevano bruciato la lingua.

Poi, presi dai rimorsi per non essersi confessati prima, scapparono via. Don Salvatore fece raccogliere le sacre Ostie cadute e vide che nella pietra erano rimaste come scolpite, le impronte delle due Particole.

Ordinò allora di lavare accuratamente la pietra, sperando che le impronte potessero essere cancellate. Ma ogni tentativo fallì miseramente.

 

 

 

 

 

 

 

Numerosi storici, fra cui il sacerdote Pietro Cossu e il Padre Casu, descrivono gli  accertamenti fatti dal Vescovo del tempo, Monsignor Antonio Surredo, e dai suoi successori.

Tra i documenti più importanti che confermano il Miracolo, abbiamo l’atto pubblico rogato dal notaio Pedro Antonio Escano il 25 maggio 1686, con cui il Rettore  di Mogoro stipulò un contratto per l’erezione di un tempietto di legno dorato sulla sommità dell’altare maggiore, tempietto che alla base doveva contenere una cavità per accogliervi la «pietra del Miracolo», la quale doveva essere conservata racchiusa entro una decorosa scatola e collocata in modo da poter essere vista dai fedeli. La pietra presenta ancora oggi le impronte  rotonde delle due Ostie.

Per questo  prodigioso avvenimento e in riparazione per quell’atto sacrilego, ogni anno, la domenica successiva a quella di Pasqua, a Mogoro  si svolge una solenne processione eucaristica.