Il giornalino del Cenacolo Eucaristico   Settembre 2012

Chiesa San Vincenzo Ferreri

Casella di testo:                  Cenacolo Eucaristico
  Chiesa San Vincenzo Ferreri  -  Acireale

 Venite     Adoriamo  

       

                                                                                                                                                                                            
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Eucaristia: coerenza e testimonianza

“Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre” (Ger. 20,7).

Come Geremia ci siamo “lasciati sedurre” dal Signore e siamo venuti dove egli ci ha raccolti e ha acceso nel nostro cuore quel fuoco che ci sospingerà ad essere testimoni della sua parola in mezzo ai fratelli, in un mondo che sembra tanto distante dalle esigenze del Vangelo.

Visto dalla parte dello strumento, che noi siamo, l’impegno richiestoci può sembrare impossibile, ma al contrario col “fuoco divorante” – che è Cristo nell’eucaristia – le strade della coerenza e della efficace testimonianza, anche quella controcorrente, ci appaiono non solo percorribili, ma facili. Non ci resta che vincere ogni titubanza, rompere gli indugi e lasciarsi portare da colui che cammina con noi ed opera in noi e per mezzo di noi.

Le stesse gravi esigenze della sequela che Gesù ci ripete  nel Vangelo – perdere la vita per lui, addossarsi dietro di lui la croce; accettare l’annientamento per risorgere ed essere fecondi – ci sembreranno praticabili se riusciremo a comprendere l’annientamento di Cristo mediante il suo sacrificio che qui, sull’altare, è riproposto e chiede la nostra adesione: “dove sono io sarà anche il mio discepolo …” (cf. Gv 12,26).

Tale adesione – ci dice Paolo – non può ridursi ad un culto esteriore, formale, come potrebbero essere e presentarsi le nostre ripetute, spesso stanche, liturgie, il nostro ritornare alla celebrazione eucaristica. La pratica coerente della virtù,soprattutto quella crocifissone delle nostre voglie insane, di cui il “corpo” è strumento di iniquità per il peccato (cf. Rom. 6,13), è il vero culto ragionevole, cioè spirituale (cf. Rom. 1,9), “in spirito e verità” che Gesù richiede dai suoi (cf. Gv 4,24).

Niente è più riprovevole nella nostra vita cristiana individuale e comunitaria, di un culto separato dalla vita, di un culto che non cambia la vita. Ciò che celebriamo intorno alla mensa eucaristica deve trovare verifica e conferma nella vita, che per questo sarà di netta opposizione al “secolo”, agnostico, gaudente, lontano da Dio.

La nostra partecipazione all’Eucaristia, con la conseguente assimilazione ontologica e pratica a Cristo, deve “trasformare” il nostro modo di ragionare e di giudicare e aiutarci a valutare le cose in un totale “rinnovamento della mente” (cf. Ef. 4,23), ossia della vita. Così illuminati dal contatto con Cristo-luce ci sarà possibile e facile “discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”.

Questo e solo questo è il vero sacrificio da offrire a Dio unitamente a quello di Cristo.

“Ignorate forse che anche a noi, cioè a dire a tutta la Chiesa di Dio, a tutto il popolo dei credenti, fu dato un sacerdozio? … Se io amo i miei fratelli fino a donare la mia vita per essi, se combatto fino alla morte, per la giustizia e la verità, se mortifico il mio corpo astenendomi da ogni concupiscenza carnale, se il mondo è a me crocifisso e io crocifisso al mondo, io ho offerto un olocausto all’altare di Dio e sono così il sacerdote del mio sacrificio”.

O sole Eucaristico!  La Tua luce si irradi sino ai confini della terra e

teneramente  avvolga  in  un  manto di  cielo  l’ umanità tutta: fragile e impaurita come un bimbo nel buio.   

                             La Celebrazione Eucaristica nella Chiesa primitiva

Da quando c’è la Chiesa, l’Eucaristia è sempre stata il suo cuore. Negli scritti dei Padri apostolici, degli apologeti, negli atti dei martiri, tutti i suoi aspetti dottrinali e vitali vengono messi in luce. Nell’anno 155 Giustino descrive così la celebrazione liturgica “nel giorno detto del sole (cioè la domenica) tutti quelli che abitano in città e in campagna si riuniscono in uno stesso luogo e si leggono le memorie degli apostoli o gli scritti dei profeti, finchè il tempo lo permette. Quando il lettore ha finito, colui che presiede tiene un discorso per ammonire ed esortare a mettere in pratica questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci leviamo ed innalziamo preghiere… Finite le preghiere, ci abbracciamo con scambievole bacio. Quindi vengono portati a colui che presiede i fratelli un pane e una coppa d’acqua e vino. Egli li prende e loda e glorifica il Padre di tutti per il nome del Figlio e dello Spirito Santo, poi pronuncia un lungo rendimento

di  grazie  perché siamo stati fatti degni di

questi   doni. Terminate  le  preghiere  e il

ringraziamento eucaristico, tutto il popolo

acclama “Amen!”… Dopo i diaconi distri

buiscono a  ciascuno  dei  presenti  il pane,

il vino e l’acqua “eucaristizzati” e ne por-

tano  agli assenti”. “Il cibo eucaristizzato..

è carne e sangue di quel Gesù  incarnato”.

Non c’è più posto  per i sacrifici materiali

cruenti dell’Antico Testamento. L’Eucari-

stia rappresenta il sacrificio spirituale lun-

gamente atteso, giacchè  il Verbo stesso ne è la vittima. L’Eucaristia rafforza anche la carità fraterna. Infatti, subito dopo la “distribuzione delle cose consacrate”, scrive Giustino, “quelli che possiedono beni e hanno buona volontà danno spontaneamente ciò che vogliono e il raccolto è consegnato a colui che presiede, il quale aiuta gli orfani, le vedove, coloro che si trovano in necessità per malattia o per altro motivo, i prigionieri e i forestieri di passaggio: egli, in breve, soccorre tutti quelli che sono in difficoltà”. Nella Didachè già si diceva che il pane eucaristico è visto come simbolo dell’unità tra i fratelli che formano la Chiesa: “Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto è diventato uno, così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno”. Ignazio d’Antiochia, verso l’anno 100, presenta la comunità cristiana riunita attorno al Vescovo e già strutturata: “ Seguite tutti il Vescovo come Gesù Cristo il Padre, e il collegio dei presbiteri come se fossero gli apostoli; rispettate inoltre i diaconi come la legge di Dio. Senza il Vescovo nessuno faccia qualcosa di ciò che riguarda la Chiesa. Si ritenga valida quell’Eucaristia che viene celebrata dal Vescovo o da chi egli ha autorizzato”.

 

Molti martiri delle prime comunità apostoliche univano il proprio sacrificio con quello dell’Eucaristia. San Policarpo di Smirne, legato al palo del rogo, ad esempio, pregava così: “Dio di tutto il creato, io ti benedico per avermi giudicato degno di questo giorno e di quest’ora, degno di essere uno dei tuoi martiri e di aver parte al calice del tuo Cristo, per resuscitare alla vita eterna dell’anima e del corpo, nell’incorruttibilità dello Spirito Santo”. In queste testimonianze sono messi in rilievo: Cristo nella celebrazione eucaristica come centro della comunità, la comunione reale col corpo e col sangue di Cristo, l’Eucaristia come sacrificio, la presa di coscienza dei cristiani di formare un solo corpo attraverso l’Eucaristia, la comunione dei beni materiali, la necessaria unità col Vescovo, il legame tra   il   proprio   sacrificio   e   quello     eucaristico,              

l’Eucaristia come causa della  risurre-

zione finale. La celebrazione liturgica

avviene in genere nel “giorno  del

Signore”, a ricordo della risurrezione        

di Cristo ed essa si presenta subito    

come un rito sacro, anche se mantiene    

un carattere familiare. Questo

schema resterà invariati fino alla

pace di Costantino (313 d.C.)

con  tendenza a ritualizzarsi

sempre di più.

 

  Tratto da Chiara Lubich

 

 

Gesù è ben capace di manifestarsi, a chi sta alla sua presenza..... Anche se ciò non avviene in maniera visibile, il Signore dispone di molti altri mezzi, e si manifesta all’anima con sentimenti interiori, od in altri modi.... E voi, fategli buona compagnia! Non perdete una così bella occasione per manifestargli le vostre necessità, dopo la S. Comunione. E se la vita vi chiama ad altre occupazioni, cercate di rimanergli uniti con l’anima. Certo, quel tempo è molto prezioso: perché in esso il Maestro ci istruisce. (Santa Teresa d’Avila)

 

L’Eucaristia è istituita perché diventiamo fratelli; viene celebrata perché, da estranei ed indifferenti gli uni gli altri, diventiamo uniti, uguali ed amici; è data perché, da massa apatica e tra se divisa, se non avversaria, diventiamo un popolo che ha un cuor solo ed un’anima sola.

Dio è con noi. Gesù, pur essendosene andato, è rimasto con noi nell’Eucaristia. E “se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”. (Giovanni Paolo II)

 

 

 

Davanti la Maestà  di Dio

Primo Anniversario dell’istituzione dell’Adorazione continuata ad Acireale

 

Il prossimo 1 Settembre segna un traguardo prezioso per la Comunità cittadina di Acireale: è trascorso un anno dal via all’Adorazione Continuata diurna nella chiesa di San Vincenzo Ferrer!

Un obiettivo agognato, a lungo e tenacemente desiderato, che finalmente conta la sua prima ricorrenza. Non poche le difficoltà che hanno costellato quest’anno, ma più forti e vivide la speranza, la fiducia e la disponibilità di tanti (mai troppi!), che hanno reso possibile questo primo anniversario… sempre ad maiorem Dei gloriam!

“L’Adorazione Perpetua è un dono che Dio ha fatto alla Diocesi” continua a ripetere il nostro Rettore sac.Vincenzo Castiglione, e la Comunità acese, seppur lentamente, sembra iniziare ad apprezzare e rivalutare questo dono: la gioia immensa di vedere esposto il Santissimo Sacramento, reale presenza di nostro Signore, l’intera giornata, senza interruzione.

Alcuni continuano a domandarci perché adorare? Ha bisogno Dio di essere adorato?

Per avere la risposta autentica, bisogna partire dal credente.  Credente è non solo chi crede all’esistenza di Dio, ma chi vive nella sua Parola, nella sua rivelazione data all’uomo per mezzo di Gesù Cristo.

“Una parola pronunciò il Padre e  fu suo Figlio, e questa parola parla sempre in eterno silenzio, in silenzio che dall’anima deve essere ascoltato” (San Giovanni della Croce).

Se volessimo cercare ragioni per adorare Dio diremmo innanzitutto, Dio è Dio ed io no. Dio è il Creatore e io la sua creatura. Dio si è rivelato come Padre e io sono suo Figlio, nel Figlio. Per questo io lo adoro.

L’Adorazione è la mia risposta immediata, spontanea, naturale a Dio perché è Dio. E’ la risposta a un Amore incondizionato e senza misura (“Se solo conoscessi il dono di Dio […]”, (Gv 4,10). E quando adoro, scopro  che ad amare si impara adorando l’Unico Dio vero.

Adorando il Santissimo Sacramento riscopriamo la nostra figliolanza, la nostra dignità, il nostro centro, il senso della nostra vita, la nostra natura ossia la nostra umanità. Scopriamo l’immagine di Dio in noi. Sull’altare Cristo emerge glorioso dalla croce perché chi lo cerca lo possa trovare.

L’evento straordinario è anche solo il fatto che oggi se

 

 

 

ne parli. Costretta per anni ad essere relegata ai margini, l’Adorazione Eucaristica sta tornando ad essere  uno dei centri della vita cristiana anche ad Acireale.

(Vorrà pur dir qualcosa il fatto che solo in Italia negli ultimi 10 anni sono sorte oltre 50 cappelle di Adorazione Perpetua e oltre 3.000 in tutto il mondo. Solo 1.200 negli Stati Uniti, che dell’Adorazione Perpetua sono un vero e proprio propulsore!).

Di questo e dello straordinario numero di grazie, conversioni e risvegli della fede che la presenza davanti al Santissimo Sacramento sta generando nel mondo cattolico, sono testimoni i numerosi fedeli che quotidianamente si impegnano “nell’ora di Adorazione Eucaristica” presso la chiesa di San Vincenzo Ferrer, divenuta nel corso di quest’ultimo anno, con un’espressione più usuale ai nostri Tg, “centrale termonucleare” da cui scaturisce un’onda d’amore che si diffonde nella città.

E il miracolo si compie quotidianamente, ogni volta che Adorazione diviene Evangelizzazione, un impegno di tempo, di vita, di cuore da condividere con quanti sempre più desiderino accostarsi al Mistero visibile; questa la responsabilità, la prospettiva, il desiderio: sempre più numerosi i SI’ ad un invito che non può essere eluso!

 

                                                       Barbara Sorace

 

 

Rendimi degno di Te.

 

O Signore, che io sappia adorare il mistero

della tua incarnazione,

che continua in modo velato nel mistero

della Santa Eucaristia.

Tu, Parola viva ed eterna di Dio, hai voluto

abitare tra le nostre povere parole umane.

Fa che accogliendo, ospitando, apprezzando le parole con le quali il prossimo mi parla, m’interpella, m’invoca, mi chiede conto della mia fede e della mia speranza, io possa ospitare Te,

farti posto nella mia vita, accoglierti nel mio cuore.

O Maria, arca santa della Parola di Dio fatta carne,

Che io sappia conservare e meditare nel mio cuore, con te e come te, le parole di vita del tuo Figlio Gesù.

 

 

 

I MIRACOLI EUCARISTICI

Cenacolo Eucaristico

 

I nostri orari:

 

 

        Tutti i giorni feriali

 

Ore   8,30     S. Messa

 

Ore   9,00 –20,00   Adorazione Eucaristica

 

Ore  11,45    S. Rosario  Eucaristico

 

Ore  16,00   Celebrazione dei Vespri

                    e preghiera vocazionale

            (orario legale 17,00)

 

Ore  18,30   Santo Rosario

            (orario legale 19,30)

 

       Ogni primo giovedì del mese

 

Ore  23,00-24,00   Adorazione riparatrice

 

       Ogni secondo venerdì del mese

 

Ore16,30-18,00 Incontro gruppo di preghiera P.Pio

 

       Secondo e quarto sabato del mese

 

Ore  17,30   Anime Consolatrici

            (orario legale 18,30)

 

               Gruppo giovani sabato

 

 

Ore 21,00 S. Messa, a seguire Adorazione           Eucaristica    

 

Su internet: www.sanvincenzoferreriacireale.it

 

 

 

 

 

Indirizzo di posta:Cenacolo Eucaristico c/o Chiesa S. Vincenzo Ferreri Via Currò  -  95024 Acireale   

    

Comunicazione  -  invito:

Il Cenacolo Eucaristico ha inteso prolungare l’Adorazione  Eucaristica anche nelle ore pomeridiane e precisamente dalle ore 12,00 alle ore 17,00 in modo da coprire l’intera giornata dalle 9,00 alle 20,00. Pertanto si invitano tutti coloro che volessero offrire la disponibilità di un turno di adorazione di un’ora settimanale a presentarsi nella chiesa di S.Vincenzo Ferreri, in via Currò, Acireale e dichiarare il turno di adorazione scelto al Rettore P.Vincenzo Castiglione oppure al Prof. Orazio D’Anna.  Grazie per la collaborazione.

 

 

 

 

Prepàrati

 

Nel 1924 una schiera di ragazzetti si disponeva a ricevere per la prima volta Gesù Sacramentato. Fra tutti spiccava Guido il figlio della Contessa di Fontgalant. Grazioso di aspetto, devotamente raccolto, gli occhi fissi all’Altare, anelava l’istante di unirsi a Dio. Gesù volle premiare la sua preparazione alla Prima Comunione e gli apparve. Appena Guido si fu comunicato, ecco Gesù manifestarsi sensibilmente e parlargli. Guido, mi ami tu? -Si, Gesù mio, ti amo! -Vorresti stare lontano da me, oppure venire in Paradiso? -Venire subito con Te! - Sta tranquillo! Tu starai ancora un anno sulla terra; trascorso questo tempo verrai in Cielo. Questa notizia non darla subito alla mamma, perché avrebbe molto dolore. Nell’ultima malattia, prima di morire, le dirai ogni cosa! Gesù sparì e rimase il buon Guido con l’Ostia Consacrata nel cuore. Era commosso. Il pensiero di non poter dire ad alcuno la visione avuta, gli era un po’ pesante.  - Guido, gli diceva in seguito la mamma, perché non ti trastulli come prima? - Non mi attira più il gioco! - E perché non ti applichi molto nello studio? - Mamma, lo studio non mi gioverà più.  - E perché ti commuovi mentre parli?...Guido taceva e si allontanava meditando. Quando, trascorso un anno dalla Prima Comunione il giovanetto era sul letto di morte, allora rivelò tutto alla mamma. La pia signora apprezzò il dono di Dio ed offrì quel candido fiorellino alla Corte Celeste. Oggi Guido di Fontgalant è Servo di Dio e per sua intercessione si sono ottenute delle grazie particolari.

 

 

 L’ Ostia scomparsa

La Stimmatizzata aveva di tanto in tanto delle sofferenze particolari poiché da Gesù ebbe il compito d’immolarsi per i peccati altrui. Si trovava una volta fuori del suo villaggio. Era notte e stava molto male per le sofferenze espiatorie. Si temeva che morisse e di già il Sacerdote pensava di portarle il Viatico. Vicino c’era una Cappella privata ove si era conservata una Santa Particola per la Comunione, che avrebbe dovuto ricevere Teresa la mattina seguente. Dal letto del dolore sentì la Neumann un vivo desiderio di ricevere Gesù Sacramentato. Il Signore senza l’opera del suo Ministro dal Sacro Ciborio passò nel cuore della signorina. Quando il Sacerdote sentì dire dalla bocca di Teresa: ho fatto in questo momento la Comunione! - volle accertarsi. Andò subito a vedere la Pisside nel Tabernacolo e non vi trovò l’Ostia che vi aveva lasciata. Erano presenti parecchi testimoni.