Vincenzo Ferreri nacque a  Valencia il 23 gennaio 1350 dai nobili da don Guglielmo Ferreri e da donna Costanza Miguel, si racconta che la madre di S. Vincenzo, prima di metterlo alla luce, udì, come la madre di S. Domenico "latrati di cagnoletto" nel grembo. San Vincenzo Ferreri nacque il 23 gennaio 1350 da don Guglielmo Ferrer e da donna Costanza Miquel. Nello stesso giorno uno splendido corteo di dame e di cavalieri accompagnava il neonato nella Chiesa Parrocchiale di S.Stefano per il Battesimo. Il Consiglio della Città aveva destinato ai suoi padrini i tre magistrati o giudici che governavano allora Valenza. Gli fu imposto il nome di Vincenzo in omaggio a S.Vincenzo martire nato a Saragozza e martirizzato a Valenza il 22 gennaio del 303. Mentre è ancora nel seno della madre  ridona la vista ad una anziana che andava a ricevere l’elemosina da donna Costanza. Di appena 5 mesi, cioè nell’estate del 1350, sollevato dalla madre in preghiera davanti al Crocifisso, parla, si fa portare in processione per le vie di Valenza e compie il secondo miracolo: fa scendere dal cielo la pioggia ristoratrice dopo una lunga siccità. A 5 anni guarisce il figlio del farmacista Garrigues, ammalato di cancro al collo, e da quel giorno le madri di Valenza  che hanno i figli ammalati li portano a lui e Vincenzo tocca e sana. Un giorno, giocando nel suo giardino, vicino ad un pozzo, una delle sue scarpe gli cadde dentro. Vincenzo si inginocchiò sull’orlo del pozzo, vi fece il segno della croce ed ecco che l’acqua incominciò a gonfiarsi e a salire fino a riportargli la scarpa asciutta. A 7 anni, brutalmente percosso da un suo cameriere che era stato rimproverato perché bestemmiava, Vincenzo, non solo perdona ma tace e non riferisce nulla ai suoi genitori, sicchè il servo commosso da tanta pietà si getta ai piedi del padroncino, gli domanda perdono e da quel giorno non bestemmia più. A 15 anni godeva presso i suoi compagni di grande affetto ed ammirazione e da alcuni sentimenti di stupore e invidia tanto che un giorno si adunarono presso la ‘Porta del Grao’ e aspettarono che Vincenzo ritornasse da una passeggiata con i suoi buoni amici. Appena lo videro, uno di loro si gettò a terra fingendosi  morto, e quando Vincenzo fu loro vicino, si misero a pregarlo affinchè volesse risuscitare il compagno morto. Il Santo restò un momento triste e pensieroso, poi disse con gravità: “Si è finto morto per accontentarvi, ma il Signore lo ha punito facendolo morire davvero!”. Ma quelli erano così sicuri del loro scherzo che ingiuriavano Vincenzo con smorfie e spingevano il corpo del compagno con i piedi per farlo rialzare, ma quegli era già cadavere. Nella disperazione gli sciagurati capirono che Vincenzo diceva il vero e gli si buttarono ai piedi supplicandolo di farlo rivivere. Dio accolse la preghiera di Vincenzo e il giovane si rialzò.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiesa San Vincenzo FerreriNastro 2: San Vincenzo Ferreri

Vita e opere

Arrivato ai 18 anni, con digiuni, preghiere e asprezze del cilicio, Vincenzo era carente in salute, i genitori gli vietarono l’uso del cilicio e lui si rimise in fretta in salute, la sua pelle ridivento rosea, i suoi lineamenti belli ne facevano vedere un bel giovane dagli occhi celesti e dalla voce soave ed armoniosa che scendeva nei cuori di chi lo ascoltava e li conquistava. Don Guglielmo Ferrer, premuroso di sistemare i suoi otto figli ( 3 maschi e 5 femmine) un giorno espose i suoi progetti a Vincenzo, il quale rispettosamente rispose: “Non mi curo delle  grandezze del mondo. Il mio desiderio è di farmi Domenicano e ne domando a voi e a mia madre il permesso e la benedizione”. Il 2 febbraio 1367, festa della Purificazione, il giovane Vincenzo si presentò al Priore dei Domenicani di Valenza e tre giorni dopo, nella festa di S.Agata, l’eroina vergine catanese, vestì il bianco abito domenicano (tonaca e scapolare bianchi, cappa e cappuccio neri) nel Convento di S.Domenico che il re Giacomo I aveva fatto edificare dopo la vittoria sui Mori. Il 6 febbraio del 1368 pronunciò il voto di obbedienza all’ordine. Tenne solo la legittima e rinunziò alla sua eredità cedendo tutti i diritti al fratello Bonifacio, magistrato di Valenza, il quale, rimasto vedono si fece Certosino, divenne generale di quell’ordine e oggi è beato. Nel 1373, a 24 anni, ancora diacono, incomincia la predicazione e conquista le folle. Nel 1375 compie il miracolo del murifabbro in Barcellona. Il Priore di quel convento gli aveva proibito di far miracoli perché la ressa degli ammalati, degli storpi era tale da non dare tempo a tutti i frati di far le cose dovute.  Il Santo transitava per una via di Barcellona dove si costruiva un grande edificio, in quel momento si sfascia una parte dell’impalcatura e un povero muri fabbro precipitando dall’alto ha appena il tempo di gridare: “Frate Vincenzo salvatemi!”. E il Santo, rivolto a  lui, dice: “Fermati un poco perché io abbia il tempo di andare a chiedere il permesso al Priore..”. difatti l’uomo resta sospeso in aria fra la meraviglia e lo stupore delle persone che nel frattempo si erano adunate nella strada; poi, ritornato il frate e ricevuto l’ordine, ricomincia a scendere fino al suolo come se avesse avuto una molla invisibile sotto i piedi. Dopo quel giorno in ogni città della Spagna sorsero le Associazioni Cattoliche dei muri fabbri intitolate a S.Vincenzo. Nel 1380 è ordinato sacerdote e nel 1381 è già Priore del Convento di Valenza. Predica e celebra ogni giorno Messa cantata. Durante una messa ha la visione che l’anima della sorella Francesca soffre terribilmente nel Purgatorio, e il Santo conosce che con la celebrazione delle 30 Messe di S.Gregorio (Messa Gregoriana) può liberarla come difatti avvenne, e il Santo vide, in una nuova apparizione avuta. Un giorno mentre S.Vincenzo celebrava in presenza del Re di Aragona fu visto piangere dirottamente. Finita la Messa il Re gliene domandò il motivo e il Santo rispose: “ho pianto perché in quel momento mio padre entrava nella gloria del Paradiso”. Infatti a quell’ora era morto, in Valenza, don Guglielmo Ferrer. Un’altra volta mentre il Santo predicava ad un’enorme folla, si interruppe ad un tratto, abbondanti lacrime gli solcarono il viso, poi nel volto raggiò di luce e di gioia immensa. La folla guardava attonita. “non vi stupite - disse il Santo - Dio mi ha rivelato che mia madre è morta in questo momento in Valenza e che l’anima sua è volata alla patria celeste “. Fra le singolari grazie del Signore S.Vincenzo ebbe il dono di sapere tutti i suoi cari salvi in Paradiso. Il 10 luglio 1390 entra in nella Sinagoga degli ebrei in Valenza con il Crocifisso in mano e li converte tutti, trasforma la sinagoga in chiesa operando prodigi meravigliosi: si accendono da sole le candele dell’altare, si moltiplica l’olio santo nei vasi sacri!  Da Valenza viene mandato a Tolosa, centro di studi, dove ridiventa scolaro per obbedienza., troppe profezie e miracoli e bisognava evitargli la tentazione di insuperbirsi. Alla fine del 1377 ritorna a Valenza, ricevuto dai nobili e dal popolo riprende a predicare, compie  miracoli, risolve dissidi pubblici e privati ma da un altro lato veniva perseguitato con calunnie, falsamente incolpato di aver detto che Giuda era in paradiso, tentato dalle lusinghe di una  giovane pazzamente innamora di lui (Ines Hernandez) che si finge malata  chiedendogli di confessarla e invece gli rivela il suo amore; il demonio lo tenta in tante circostanze ( ora gli appare in forma di vecchio asceta e lo invita a lasciare l’ordine, ora in forma di nero etiope lo affronta e gli dice che non riuscirà a trionfare nella virtù della purezza, ora spinge contro di lui tempeste e cavalli infernali). Vincenzo continua con la sua fede, le sue preghiere e il suo cilicio e la sua cella si inonda di luce e scendono a conversare con lui la Madre di Dio, S.Domenico e S.Francesco. “Exivit vincens ut vinceret” .  “Uscì vincitore perché vincesse”.  Dal 1378 al 1416 la Chiesa e il mondo cattolico furono funestati dallo scisma: tre Papi occupavano contemporaneamente la cattedra di Pietro. Uno dei falsi Papi era spagnolo: Piero De Luna che prese il nome di Benedetto XIII e cercò di attirare S.Vincenzo con lusinghe offrendogli il cappello cardinalizio che il santo rifiutò cercando di allontanarsi da quella corte ma fu costretto a restare. Il 22 novembre 1399 potè partire e iniziare il suo pellegrinaggio di preghiera verso l’Europa. Fu lui, e in quell’anno, che introdusse la recita dell’Ave Maria prima della predica.  Predicava nel suo dialetto valentino ma era compreso da tutti i popoli perché possedeva il dono delle lingue concessogli dallo Spirito Santo  che in forma di fiammella era stato visto discendere e posarsi sul suo capo come sul capo degli apostoli nel cenacolo. Nel 1400  predica nella città di Siena dove conosce il giovane Bernardino al quale predice che sarà canonizzato prima di lui (S.Bernardino da Siena). Da Siena in Spagna, a Graus dove istituisce la Compagnia de flagellanti. La folla che lo segue cresce fino a diecimila persone, speranzosi, credenti, che si flagellano come lui, che dimenticano il sonno e la fame . Il Santo ogni giorno opera la moltiplicazione dei pani, altri giorni fuori dalle città i fedeli trovano tavole imbandite e giovanetti bellissimi (angeli) che servono le pietanze. Nel 1403 va a Genova a servire gli ammalati di peste, richiama chi conduce a vita scostumata ed ottiene che le donne entrino in chiesa a capo coperto. Nel 1409 ritorna in Spagna e a Barcellona gli appare l’angelo custode della città che gli rivela che ogni città, ogni regione, ogni astro del firmamento come ogni uomo, ha il suo angelo custode.

Proseguì gli studi presso la casa di formazione del suo ordine a Barcellona, e poi a Lerida e a Tolosa, e dal 1385 insegnò teologia a Valencia. Nel 1379 conobbe il legato pontificio presso la corte di Pietro IV di Aragona, il cardinale Pedro de Luna, spinto dal quale divenne un sostenitore del papa avignonese, Clemente VII, che si opponeva ad Urbano VI. Pedro de Luna, eletto Papa nel 1394 dai cardinali avignonesi col nome di Benedetto XIII, lo scelse come suo confessore personale e consigliere e lo nominò Penitenziere apostolico: per umiltà, rifiutò la nomina a cardinale offertagli  dal papa. Nel 1395 dopo la visione in sogno di Gesù Cristo accompagnato da una schiera di Angeli improntò la sua predicazione sulla dottrina che riguarda il destino umano: cioè la morte, il giudizio individuale e quello universale. Attività questa che gli guadagnò il nome di angelo dell'apocalisse. Nel settembre del 1398, durante l’assedio  di Carlo VI di Francia (che non aveva riconosciuto  l’elezione di Benedetto XIII) ad Avignone, Vincenzo Ferreri cadde malato: secondo una leggenda appartenente alla tradizione devozionale, sarebbe stato guarito miracolosamente da Gesù e dai santi Francesco e Domenico, che lo inviarono nel mondo a predicare, invitando i peccatori a convertirsi in attesa dell’imminente giudizio universale.